In mostra a Villa Bardini la Firenze degli anni 50-60 e 70 raccontata attraverso alcuni scatti dell’archivio Locchi.

Passeggiando tra le diverse sale, si passano in rassegna alcuni dei momenti della storia della città, come il restauro di ponti e statue, l’alluvione, le manifestazioni di piazza, le lezioni all’ombra del Duomo, i volti noti di Hollywood e del cinema italiano, gli sportivi che sono diventati beniamini e gli artigiani che hanno reso famosa la città nel mondo.

Sono una vera amante delle foto in bianco e nero, credo rispecchino il concetto primordiale di fotografia. L’arte di catturare luci ed ombre, di definire i soggetti grazie a morbide linee di chiari scuri, è lo scatto che crea la dimensione dell’immagine.

Certo che, in quegli anni, chi produceva cappelli e cappotti doveva essere parecchio benestante. Non vi è una sola persona che non indossi i due capi d’abbigliamento. É questo il bello delle foto d’epoca, infatti mi piace molto riscoprire attraverso le fotografie, le abitudini, la moda ed i luoghi, riscopro ad esempio che le donne portavano la gonna e gli uomini le tenevano a braccetto. Che le auto avevano degli splendidi cerchioni bianchi e la carrozzeria bombata; Ferragamo faceva calzare personalmente le scarpe alle sue modelle e le sfilate di Pitti erano un trionfo di eleganza e femminilità. Al teatro si andava vestiti in maniera molto elegante, il cinema del pomeriggio riscuoteva un gran successo e si poteva lanciare il mais ai piccioni in Piazza Signoria. Ai vigili urbani venivano portati centinaia di doni per natale che venivano lasciati in mezzo di strada accanto alle pedane sulle quali lavoravano (l’epifania dei vigili urbani). Si potevano sfoggiare collane d’oro e braccialetti senza paura che venissero strappati da qualche malvivente e gli artigiani lavoravano per strada, proprio davanti ai loro laboratori.

La Firenze dei grandi architetti, dei bagni in Arno, dei nipoti che si tuffano mentre i nonni pescano su piccole barchette in legno. La Firenze delle scuole con i grembiuli e delle feste cittadine. Mi sono commossa nel vedere gli scatti della festa della rificolona e della festa del grillo, due famosissime celebrazioni tradizionali che ahimè non esistono più. Ogni anno il comune prova a organizzare un piccolo raduno di bambini per la rificolona, ma è una cosa talmente triste che non vale la pena nemmeno parlarne.

Com’era bella Firenze. Esteticamente, culturalmente, socialmente. Fa quasi dispiacere passare in rassegna queste foto e scoprire ad ogni scatto quanto degrado e bruttezza si sia potuto accumulare in un centro cittadino di così contenute dimensioni. Non abbiamo conservato praticamente nulla dell’eleganza, della raffinatezza, dell’italianità. Eppure sarebbe fantastico poter fare una nuotata in Arno ad agosto, quando la calura ti schiaccia a terra soffocandoti, magari nuotare a dorso sotto Ponte Vecchio per salutare i turisti che guardano all’ingiù. Sarebbe meraviglioso potersi portarsi a casa una gabbietta in bambù con un grillo, godere del suo frinire un paio di notti prima di lasciarlo libero nei campi delle colline circostanti. Sarebbe bello vedere gli uomini in giacca e cravatta che salutano alzando il cappello e passeggiare lungo vie gremite di artigiani, artisti e botteghe.

Purtroppo pare che si debba sopportare e sottostare a ciò che viene propinato come ‘progresso’ , assecondando silenziosamente questa famigerata ‘evoluzione’ che mi sa tanto di supercazzola.

 

 

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