Probabilmente il professionista che meglio riesce a trasmettere la sua arte regalando tutta la passione che ha dentro, senza nascondere nemmeno il più fuggevole tra i pensieri. 

Un’esplosione di creatività, genio e paziente attenzione. 

Sempre sorridente, si muove dietro la macchina fotografica con così tanta disinvoltura che ti viene da pensare sia il suo terzo occhio. 

Questo è: il fotografo di moda Niccolò Chimenti.

Un appassionato di viaggi non può non amare la fotografia.  

Sono due arti che vanno mano nella mano come due amanti. Ogni tanto litigano, sì sa, funziona così, ma poi fanno pace e ti regalano bei momenti e ricordi emozionanti. 

Ma, per far crescere il rapporto, non basta lo stare insieme, serve impegno costante, ispirazione e qualche piccola regola per far funzionare il tutto.  

Detto tra i denti: non basta avere una macchina fotografica per tornare a casa con delle buone fotografie, non dimentichiamoci che siamo gli eredi del piccolo viaggiatore del futuro ciripiripì che, a bordo della sua macchina volante, andava in giro ad immortalare la moglie davanti a paesaggi lunari. Siamo i figli dei rullini, dei piccoli album con i fogli trasparenti che si incollavano tra loro e nei quali infilare le foto era sempre un’impresa. 

Abbiamo conosciuto la pazienza e l’attesa per le foto che dovevano essere sviluppate; non fotografavamo cibi, a meno che non uscissero dalla bocca di qualche amico perché le foto, erano dedicate a noi, ai nostri sorrisi, alle nostre amicizie, agli abbracci.

Adesso che è tutto più veloce, immediato, frenetico e che i numeri di scatto sono passati da 24 a 24mila, guardiamo la vita attraverso un obbiettivo.

“Niccolò, potresti dare qualche dritta a chi, come me, ama viaggiare e torna a casa con una collezione esagerata di fotografie, per lo più tutte uguali e, molte volte, senza anima.” 

“Posso darti sei consigli: anzitutto cerca d’ identificare il territorio: scatta una fotografia che potresti fare soltanto in quel momento e in quel posto del mondo. Racconta te stesso, chi sei, cosa provi, fondamentale in qualsiasi genere fotografico, perché la foto è una fusione tra ciò che sta davanti e ciò che sta dietro l’obbiettivo. Pensa a quale attrezzatura vuoi avere con te e… portane la metà! La buona fotografia si fa con la testa leggera e non con uno zaino pesante. Pianifica la tua giornata in base alla luce: i momenti migliori per fotografare sono la mattina presto e da un paio d’ore prima del tramonto al crepuscolo…a metà giornata, infilati in un museo! Non fotografare quello che hai già visto fotografato da altri! Cerca, stupisciti, prova. Infine: indossa un paio di scarpe comode!”

Mi ritrovo in un luogo che mi piace particolarmente ma, ahimè è affollatissimo. Aspetto con pazienza che qualcuno si allontani o, addirittura, cerco di richiamare l’attenzione e domando di nascondersi o andar via così da poter scattare una foto senza nessuno. Poi mi rendo conto di avere un album pieno di luoghi desolati dove solo i cespugli di salsola  del far west potrebbero sentirsi a loro agio.  

“Niccolò secondo te, meglio le foto con o senza persone?”

“Le persone sono un valore aggiunto nelle fotografie di viaggio. Ti danno il semplice senso delle proporzioni, oltre a farti capire se si tratta di un luogo abitato o meno. Possono anche avere una funzione di far “proiettare” l’osservatore in quella scena, immaginando sé stesso come quella figura in riva al mare al tramonto.

Fotograferei senza persone soltanto luoghi abbandonati, oppure la piazza di una metropoli alle 3 di notte.”

“Viaggi molto per lavoro, come scegli le tue mete? Hai un luogo nel mondo che ti è rimasto nel cuore o che avresti voluto poter visitare meglio.”

“Trattando soprattutto la fotografia di moda, quando viaggio per lavoro la meta viene scelta sulla base della stagione, del meteo e, sulla semplicità o meno di riuscire a trovare le figure che mi serviranno per completare il team (modelli, trucco/parrucco, stylist).

Purtroppo il tempo per fare i “turisti” è praticamente zero quindi mi ripropongo sempre di poter tornare con più calma. Il lato positivo è che, lavorando con persone del posto, mi sono spesso trovato in location e situazioni che non avrei mai potuto visitare o conoscere da semplice turista. Una delle città che rivedrei subito è San Pietroburgo.”

“Quando non lavori quali sono le mete che preferisci? Che tipo di viaggiatore sei?”

“Non sono un viaggiatore da ombrellone e sdraio, quindi cerco sempre una meta che possa stupirmi, emozionarmi e trasmettere qualcosa di nuovo. In questo periodo ho una grande voglia di tornare in Asia viaggiando solo con il mio zaino in spalla.”

“Niccolò tu ti occupi sopratutto di moda, ma i tuoi ritratti e i reportage sono estremamente emozionanti, ci metti sempre una forte impronta creativa e passionale.  Inoltre, hai una grande cultura fotografica, e io mi stavo domandando, ci sono dei fotografi che hanno fatto successo grazie alle loro foto di viaggio? Ti ispiri o ti piace qualcuno in particolare?”

“Se devo pensare un fotografo da studio che si è reinventato fotografo di viaggio, mi viene subito in mente Gian Paolo Barbieri e i suoi meravigliosi scatti tra Tahiti, Madagascar, Polinesia e Seychelles, negli anni ’80. La stessa eleganza che hanno i suoi ritratti di Audrey Hepburn la ritrovi nel viso di un pescatore sulle coste polinesiane.”

“Cos’è il viaggio per te?”

“Il viaggio è quella cosa che fai per scoprire e conoscere il mondo ma finisce per darti l’occasione di scoprire e conoscere te stesso.
Ad esempio, in un banale fine settimana a Madrid, circa un anno fa, ho riscoperto la mia passione per l’art nouveau. Questo ha influenzato la scelta della destinazione di un altro viaggio, nelle repubbliche baltiche e in particolar modo a Riga. Lì ho scoperto una città che adesso adoro e sto già pianificando di tornarci per un viaggio fotografico.

“Hai un episodio che ti ha particolarmente segnato positivamente e/o negativamente?”

“Era il 2014 quando ho fatto, con mia moglie, un viaggio tra New York, le Key Islands e Miami. Al ritorno, il volo Miami-New York fece più di 6 ore di ritardo, facendoci perdere la coincidenza per Zurigo e poi per l’Italia. Purtroppo essendo voli singoli, la compagnia aerea non avrebbe coperto le spese di un nuovo volo di rientro. Avevamo le carte di credito completamente a secco e pochi dollari in tasca. Abbiamo quindi preso un taxi fino all’hotel più vicino, spendendo tutto quello che avevamo, per cercare una camera per la notte. L’hotel però era al completo e ci siamo ritrovati in mezzo alla strada, a notte fonda, con le valige in mano e le tasche vuote. La stanchezza, la preoccupazione e lo sconforto ci hanno fatto cedere per qualche minuto, fin quando si sono avvicinate due donne sulla cinquantina che ci hanno messo in mano 80 dollari, ci hanno abbracciato, e ci hanno detto che da giovani qualcuno si era comportato bene con loro, loro adesso si stavano comportando bene con noi e noi un domani ci saremmo comportati bene con qualcuno che avrà bisogno di un aiuto.

Quel gesto, così caldo e umano, è stato il momento più bello di tutto il viaggio.”

 

 

(Tutte le foto sono state scattate da Niccolò Chimenti.)

 

Contatti:

instagram: nchimenti_ph

facebook: niccolo.chimenti

sito: www.niccolochimenti.com

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