Autore: Andrea Bocconi

“I luoghi di perdizione sono innumerevoli e non consistono solo in bordelli, fumerie o bische clandestine….ve ne sono tanti quanti sono i motivi che spingono una persona a sparire, a cancellarsi, a reinventarsi non solo un luogo ma una storia – o molte-, un’identità – o molte…”

Quanti di noi hanno sognato di mollare tutto per un anno e scappare il più lontano possibile? Mettere in standby la propria vita, non necessariamente ripudiarla o stravolgerla ma, fermarla, per distaccarcene ed annusare nuovamente quel senso di libertà che non si sente più nell’aria.

Andrea lo ha fatto.

Un giorno, uno come tanti, si sveglia, va a lavoro, fa richiesta di aspettativa non retribuita, prenota un biglietto aereo per il giro del mondo, compra uno zaino e lo riempie. La scelta degli oggetti da portarsi dietro alla fine non sembra poi così complicata, è quel galleggiamento emotivo che ci descrive che ci fa capire la vera forza di un viaggio del genere nel quale, si è talmente confusi ed entusiasti, che non si capisce se si sta partendo per tornare o per non tornare più.

Unica regola del viaggio (o per meglio dire, del biglietto aereo): scegliere se andare verso Est o verso Ovest e, non tornare mai indietro.

Dalla città di Lucca si reca quindi in Svizzera, sua prima tappa, e da lì l’itinerario si compone di un susseguirsi di tappe e voli che lo faranno atterrare: a New York, New Orleans, San Francisco, Tahiti, Figi, Uluru, Kyoto, Bali, Bangkok, Delhi.

“Prendevo un’aspettativa senza molte aspettative…”

Bocconi fa divertire il lettore, è simpatico nella sua esposizione, fa ridere mentre scrive lettere che mai spedirà, mentre affronta situazioni che lo mettono a disagio, mentre si emoziona e mentre si racconta come in una confessione ad un amico. Questo suo diario di viaggio diviso in brevi capitoli, è anche un appunto mentale per il “sogno delle vite possibili”, quello che ogni tanto può far capolino nelle menti di chi vorrebbe riuscire a reinventarsi e riscoprirsi.

I luoghi come stati d’animo più che tappe geografiche, in queste pagine il tempo sembra sospeso tra l’inquietudine del restare, la fretta del ripartire, la spensieratezza del fermarsi. Un libro davvero piacevole dove un uomo, privo del senso dell’orientamento e con molta ironia, viaggia un lungo anno alla scoperta dei tanti suoi sé.

“Mi avventuravo con il motorino nel flusso incessante del traffico, cercando di attenermi al codice della strada indonesiano: camion batte auto, auto batte moto, moto batte bici, bici batte pedone…”

Volete scoprire il mondo da Ovest a Est e sorridere dei racconti di un simpatico e mai scontato toscano? Allora è questo il libro che fa per voi.

 

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