Autore: Anthony Bourdain

“La zuppa di nido d’uccello… viene preparata smembrando un intero piccione selvatico, mettendone la carne con le ossa e tutto in una noce di cocco svuotata e facendola cucinare insieme al nido ammorbidito, un assortimento di erbe medicinali cinesi, datteri, scalogne, zenzero e uova di rondine. Vi si versa anche il latte di cocco e si lascia cuocere a vapore per quattro ore. É disgustoso…”

Era alla ricerca del cibo perfetto. Inizia così questo suo viaggio intorno al mondo che lo porterà ad attraversare diversi continenti tra le metropoli e i piccoli borghi sperduti di Paesi lontani. Spagna, Portogallo, Russia, Cina, Vietnam, Francia, Giappone, alcune delle sue tappe vanno a raggiungere vecchi ricordi d’infanzia. Ricette, profumi e sapori che aveva conservato nella memoria e che ci ripropone in questo suo diario di viaggio che non parla solo di cucina e pietanze ma anche di vita.

L’inizio non è dei migliori. Sopratutto se si è vegetariani o vegani, la sua puntuale e fredda descrizione della macellazione degli animali (prima un maiale, poi un agnellino e poi…vabbè mancavano solo i due unicorni) fa davvero impressione. Così tanta che persino lui, che nei piatti ne ha adagiata di carne, si rattrista finanche a provarne compassione.

La mente non ha gusto, non ha olfatto, eppure riesce a farti rivivere l’esatto sapore e profumo di ogni cosa, anche a distanza di decenni. É il nostro grande potere e, lo chef, cerca di ricreare i sapori a lui cari nell’infanzia per riproporli al pubblico.

“…nei buoni ristoranti non c’è nessuno che venga trattato meglio di uno chef…”

Certo che girare intorno al mondo come Chef globe-trotter ha i suoi vantaggi: una troupe ti segue per immortalare ogni scena saliente del tuo viaggio, hai le porte aperte dei migliori ristoranti stellati e chiunque voglia stupirti con le sue pietanze, ti farà sedere al tavolo in cucina proprio accanto al bancone dello chef. Potrebbe sembrare una cosa strana e affatto igienica, eppure è il tavolo d’onore.

Difficile sopportare una lettura che passa da uno sgozzamento ad un imbuto d’acciaio infilato nel collo di un’oca. E ancor più difficile leggere con quanta passione veniva consumato quel cibo, ma tutto sommato ho trovato molto equilibrato e interessante i modo in cui Anthony resoconta ogni sua giornata culinaria.

Un anno di tavoli imbanditi e piccole disavventure da New York passando per Francoforte fino a Singapore, descrivendoci la passione che i cuochi mettono nel loro lavoro.

“Vicino a una porta, è accovacciata una donna, davanti a lei un wow colmo di olio bollente in cui stanno friggendo dei minuscoli uccellini con testa, zampe, ali e interiora che esplodono gialle dai ventri dorati…ne compro uno…Lo divoro intero, masticando zampe, becco, cervella e ossicini…”

Se dovessi fare un elenco di tutto ciò che ha assaggiato in un anno non basterebbe un foglio a protocollo (reminiscenze scolastiche), churros, boršč , sushi, maiale, tartaruga, iguana, renna, il chanko, larve, l’haggis, ostriche, serpente, e “teste di pecora con la lana ancora attaccata e impiastricciata di sangue” e…palle.

“Era sensazionale. Tenero, quasi soffice, con un sottile aroma meno intenso di quello degli altri tagli d’agnello. Masticando e inghiottendo, pensavo alle animalle. Di sicuro era il miglior testicolo che abbia mai avuto in bocca…Le palle di un agnello…sono eccellenti…”

“Il natto è una sbobba di soia fermentata assolutamente rivoltante, disgustata, appiccicosa, filamentosa. É il piatto vegetale dei giapponesi, profondamente amato da tutti, per ragioni che nessuno straniero potrà mai comprendere….Niente di quello che ho mangiato nella mia vita può competere in orrore con quelle poche, comuni specialità della prima colazione giapponese…”

Un libro che definirei quasi simpatico, nonostante sembri più un viaggio tra gli orrori culinari, è scorrevole e a tratti appassionante. Consigliato per gli chef, o aspiranti tali, coloro che assaggiano qualsiasi cosa durante i viaggi e amanti della letteratura di viaggio in genere.

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