Autore: Sergej Dovlatov
Amo gli autori russi ed il loro senso dell’umorismo e Dovlatov non fa eccezione.
L’autore si racconta in questo particolare diario di viaggio nel quale, con ironia e sentimento, ci descrive la storia degli oggetti che custodisce all’interno della sua valigia da emigrato.
“…La gente può essere suddivisa senza eccezioni in due categorie. Quelli che domandano e quelli che rispondono. Quelli che fanno le domande e quelli che, accigliati e irritati, elemosinano una risposta…”
Dovlatov aveva trentasei anni quando partì da Leningrado (attuale San Pietroburgo) per raggiungere gli Stati Uniti. A chi lasciava la patria venivano concesse solo tre valige come bagaglio di viaggio.
Lui ne riempirà soltanto una.
In questo spazio ristretto trovano dimora i ricordi di una vita scandita da lavori saltuari, bicchieri di vodka, amori ed amicizie. Una carrellata di situazioni tragicomiche che si susseguono in un turbinio di risate ed emozioni nel ricordo di quegli oggetti e della loro storia. Capita a tutti di soffermare lo sguardo su un oggetto o un indumento, che ci ricorda una particolare situazione o persona, la mente vaga sino a quei momenti e fa riaffiorare i ricordi passati come un nastro che si riavvolge su se stesso. Sergej è particolarmente romantico e pulito nell’esposizione del suo passato e le sue storie, tra il rocambolesco ed il sentimentale, ci portano nella Russia degli anni Sessanta. Ad ogni capitolo la storia di un oggetto e, tra una pagina e l’altra, incapperemo nel furto delle scarpe del sindaco, in una truffa che si è rivelata una truffa e durante le riprese di un film che non ha mai avuto spettatori.
Se è vero che “la povertà rende una persona perspicace” , il suo trovarsi a proprio agio in situazioni assurde ed in compagnia di persone non proprio raccomandabili, lo rendono un personaggio attraente e stimolante.
Se siete curiosi di sapere cosa ci facciano un paio di calzini finlandesi color pisello, un colbacco e la cintura di un ufficiale tra gli effetti personali di Sergej, allora non vi resta che immergervi tra le pagine di questo simpatico diario che, come ogni buon libro di letteratura russa, tra la narrazione fresca e scanzonata e qualche colpo di scena, ci ricorda con poche semplici frasi, l’essenza della vita e dell’esistenza umana.
“…Prima di nascere c’è il nulla. Dopo la morte ancora il nulla. La nostra vita è solo un granello di sabbia nell’indifferente oceano dell’infinito. E così bisogna cercare di non indurre almeno questo irripetibile istante a tristezza e noia! Bisogna cercare di lasciare un piccolo graffio sulla crosta terrestre…”
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