Autore: Matteo Cavezzali
“Non si viaggia per vedere la Tour Eiffel o il Big Ben, ma per respirare l’aria di qualcosa che accade, che accade una volta sola, sotto i nostri occhi, ogni volta diverso, ogni volta unico….”
C’è un termine per descrivere quasi ogni cosa, e dico specificatamente ‘quasi’ , perché in italiano alcune emozioni o situazioni non sappiamo come descriverle con una sola parola e dobbiamo ricorrere all’utilizzo di espressioni straniere mentre, in Giappone ad esempio, hanno una parola per tutto.
In italiano per far capire che un cibo ci fa star bene, perché ci riporta a momenti familiari piacevoli e ci fa sentire come coccolati, dovremmo fare un giro di parole piuttosto articolato, mentre l’inglese in questo caso, ci viene in aiuto con l’espressione: comfort food. Da qui, qualcuno ha pensato bene di concepire il termine ‘comfort book’ e trasferire il significato in ambito letterario.
Tutto questo per dirvi che, per quanto riguarda la letteratura di viaggio, questo libro è un comfort book.
Non posso definirlo altrimenti.
Cavezzali col pretesto del ritrovamento del vecchio camper di famiglia, scriverà un testo che analizza il viaggio sotto ogni suo aspetto.
Il titolo può trarre in inganno, non si tratta infatti di un viaggio unico, con una partenza ed un arrivo, bensì una miscellanea di ricordi che si intersecano tra loro. Le pagine non sono solo un diario di viaggio ma un insieme di riflessioni concettuali ed esplorazioni emotive. Se si è già accaniti lettori di letteratura odeporica, questo testo sarà un riassunto di molte osservazioni e teorie incontrate nei libri di altri autori, se si è nuovi alla materia invece, lo si troverà piuttosto avvincente e profondo. In entrambe i casi sarà una buona lettura.
” Insomma, il viaggio non è una prerogativa dell’uomo: la terra è fatta per viaggiare…”
Tutto parte con il ritrovamento del vecchio camper di famiglia. La nebbia dei ricordi si dirada e Matteo, in viaggio per andare a recuperare il mezzo, ci ospita nell’universo dei suoi ricordi familiari dove ogni conversazione ha un profumo e ogni risata a un colore. Matteo ha compreso il senso del ‘viaggio’ e non solo perché ha la fortuna di poter annoverare una lista corposa di città e stati visitati, ma perché ci descrive i suoi soggiorni all’estero con l’attenzione che solo una persona che ha catturato la vera essenza dell’esplorazione può riportarci.
Troviamo così, mescolati a consigli pratici di viaggio e ad aneddoti buffi, riflessioni sull’effimerità della vita e stralci di pensieri d’autore. Sfogliando le pagine ci si rende subito conto che non vi è una progressione temporale del viaggio, bensì un insieme di pensieri personali che vanno a fondersi con teorie e nozioni già discusse. La bellezza di questo racconto di viaggio è che: troveremo la storia delle mappe e della bussola, poi leggeremo suggerimenti e classifiche di cibi e ristoranti dal mondo e, incontreremo delle riflessioni che ci inducono a capire come sia indispensabile riuscire ad affrontare le questioni dell’anima. Insomma un pot-pourri a tema viaggio.
“…nel mondo non tutto si può vedere, al contrario, sono molte di più le cose invisibili di quelle visibili. Sono nascoste dietro le porte, in fondo ai cassetti, dietro gli angoli delle strade si possono sentire…”
Un concentrato di storia, filosofia ed esperienze vissute. Un libro che non ti aspetti, semplice, scorrevole, a tratti profondo arguto e simpatico. Insomma un libro che alla fine, ti farà piacere aver letto.
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