Autore: Mark Twain

Questa è la storia che ci racconta il Capitano Stormfield  a proposito del suo viaggio in Paradiso.

Egli era un uomo …“amabile con chi gli riusciva simpatico, …un tipo scabroso nel caso opposto….” e, a detta sua, il Cielo non era il luogo a cui lui era destinato, gli Inferi invece, è proprio lì che lui sapeva di finire mentre si concedeva l’ ultimo respiro.

Ma poi….“Scorsi una luce e mi tuffai a corpo morto nel pieno d’un universo di fuoco accecante. Ero nel sole…”, eccolo sospeso nello spazio mentre viaggia a casaccio senza seguire cartelli né indicazioni e vola quasi senza difficoltà come se fosse un’attività del tutto normale percorrendo, uno dopo l’altro, centinaia e centinaia di chilometri sempre nell’attesa di giungere presto in qualche luogo.

Intorno a lui, a distanze diverse, ci sono milioni di persone; ognuno segue il suo flusso, si creano dei gruppi più o meno numerosi che permettono alle persone di viaggiare in compagnia ed anche il Capitano riesce a scegliersi degli amici con i quali poter fare un po’ di strada andando sempre più distante e sempre più veloce.

“…Non c’è nulla che possa superarci tranne il pensiero…”

Che personaggi particolari, ce né di tutto un po’, riesco ad affezionarmi a loro grazie a brevi descrizioni e a dimenticarli con la stessa facile velocità. Benché eterogenei, sono un gruppo inaspettatamente affiatato, si supportano a vicenda cercando di darsi conforto, ascoltano i lamenti l’uno dell’altro e le aspettative che hanno sulla futura vita eterna. Il Capitano Stormfield è l’unico a confessare di sapere di essere diretto all’Inferno e questo avrebbe significato il doversi separare prima o poi; tutti gli altri, un po’ preoccupati per lui, cercavano di tirargli su il morale con frasi di circostanza che (a dire il vero) appaiono esilaranti “…all’inferno non avrebbe fatto tanto caldo come dice la gente…”.

Ma mentre continuo a leggere mi domando…arriverà mai da qualche parte?

“…be’, circa trent’anni dopo la mia morte cominciai a sentirmi un po’ in ansia”, dopo aver sfidato in velocità una cometa e aver ascoltato decine di storie, il Capitano è ancora, come posso dire…disperso in cielo, ecco.

Finalmente  il viaggio sembra volgere al termine, l’uomo giunge in Paradiso, sì esatto, in Paradiso, quello fatto di cancelli, nuvolette, aureole luminose, ali, arpe da tenere sotto braccio e…sì insomma…le classiche cose da Paradiso, è solo che… le regole sono un po’ strampalate a dire il vero e il Regno dei Cieli non è poi proprio come ce lo hanno sempre raccontato.

Un libro inequivocabilmente fantasioso e scorrevole.

Mark Twain non mi delude mai e, anche stavolta, tra frasi intelligenti e sarcastiche e situazioni buffe, mi lascia in regalo una delle frasi più belle mai lette: “…Non c’è viaggio più veloce di quello che si fa col desiderio.”

You May Also Like

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *