In piedi per quasi un’ora con le gocce di sudore che mi scivolano lungo la schiena e la fronte madida sporcata dai capelli scompigliati. Non ho più percezione delle mie braccia da venti minuti circa, le poverine sono avvolte dal pesante giaccone e la circolazione sanguigna deve essersi arrestata del tutto. Faccio parte di quel milione di ragazzini innamorati del cartone animato dall’irriverente sigla ‘siamo fatti così, siamo proprio fatti così’ e adesso mi ritrovo ad immaginare piastrine, globuli rossi e globuli bianchi ammucchiati in un cul de sac che imprecano l’uno contro l’altro con la stessa veemenza di un automobilista sul GRA all’ora di punta.

Sono al circolo polare artico eppure vorrei strapparmi i pantaloni come uno spogliarellista la sera dell’otto marzo.

Non ricordavo una fila così calda e stressante dai saldi estivi del 2006 quando era ancora permesso entrare nei camerini con 72 capi da provare.

Faccio un lungo respiro. É rimasta una sola persona davanti a me ciò significa che tra pochissimo incontrerò Babbo Natale.

“Go ahead darling it’s your time”. Una ragazza senza sorriso mi concede di fare qualche passo avanti.

Entro nella stanza con il cuore in gola e lui è seduto lì sulla destra su un trono di legno intagliato, con un buffo vestito verde e rosso e una barba talmente folta e lunga da restare immobile adagiata sulla pronunciata pancia.

“Babbo Natale!” Grido con un tono sorpreso del tutto fuori luogo mentre combatto con tutte le mie forze per trattenere le lacrime di commozione. L’incontro  si riduce a qualche confuso ricordo, una fotografa scatta una serie di orribili foto che mai e poi mai mostrerò ad alcun essere vivente. Rientrando a casa le ho fatte vedere al peluche che ho sulla poltrona e, porello,  si è staccato i bottoni degli occhi da solo.

Qui è tutto magico: la foresta appesantita da miliardi di fiocchi di ghiaccio, le luci colorate sugli alberi, il rumore degli slittini che scivolano sulla neve fresca. Un vero e proprio incanto. Peccato che….

Peccato che sia tutto a pagamento. Vuoi entrare nell’igloo? Paghi. Vuoi vedere la fattoria delle renne? Paghi. Vuoi fare un giro sulla slitta trainata da cani o sei curioso di vedere la casa della signora Natale? Paghi, ovviamente. Non posso che sentirmi un pollo al quale vengono staccate le piume ad ogni passo. Vero che i luoghi ad alta concentrazione turistica sono così ma, tanto valeva far pagare un biglietto d’ingresso così da non dover mettere mano al portafoglio di continuo.

C’è una cosa tra tutte che mi ha lasciato di più a bocca aperta…qui, nonostante i numerosi negozi di souvenir, non vendono nemmeno un peluche di Santa Claus. Ne resto allibita. Probabilmente non hanno un direttore marketing, è l’unica spiegazione. All’interno degli store di mille metri quadri puoi trovare babbo renna, mamma renna, la zia renna, il figlio renna, la coppia di renne in amore, la renna anziana, la renna barbuta, la renna con corna, la renna pelosa, il cugino della renna…potresti aprire un allevamento con tutte le renne che ci sono ma, di Babbo Natale nemmeno l’ombra.

Assurdo! Come andare a Roma e non trovare il Colosseo in miniatura o a Parigi e non avere alcuna riproduzione della Tour Eiffel.

Presso l’ufficio postale è possibile prenotare una lettera di auguri di Babbo Natale per l’anno che verrà ed inviare cartoline dai francobolli tipicamente natalizi. Senza ombra di dubbio è questo il posto imperdibile di tutto il villaggio.

Rovaniemi ha un piccolo ma efficiente aeroporto all’interno del quale potete trovare un ristorante che serve un hamburger di renna delizioso. Tutta la rete trasporti è impeccabile. Autobus efficientissimi con conducenti di una gentilezza disarmante e treni tirati a lucido dotati di ogni confort. Consiglio il treno notturno dall’aeroporto di Helsinki, le cuccette con bagno interno non hanno nulla da invidiare ad una camera d’albergo, nonostante le ridotte dimensioni è possibile fare una doccia calda, dormire comodamente senza bruschi movimenti e senza alcun rumore di ferraglia in sottofondo.  E poi, poter vedere la foresta che scorre fuori dal finestrino ha un fascino romantico impagabile.

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