Per un attimo mi metto nei panni di un reale. Sono gli anni Trenta del 1800 e Carlo Alberto di Savoia decide di arricchire la biblioteca del palazzo con volumi acquistati in giro per l’Europa. Trasferisce così nelle sale, già ricche di antichi libri, degli acquisti formidabili fatti durante i suoi tour: codici miniati, preziosi volumi di viaggio, letteratura, arte, cartine geografiche e fogli autografi di grandi artisti del calibro di Leonardo Da Vinci. (In questa biblioteca viene conservato il suo autoritratto, il codice sul volo degli uccelli ed altri scritti)

Io non posso far altro che pensare con invidia al peregrinare del Re che, tra le polverose stanze di antiquari, si accucciava alla ricerca dei volumi nascosti tra scaffali pieni di libri datati. Immagino la gioia dell’aggiungere alla libreria del palazzo i nuovi acquisti e  l’entusiasmo nel poterli sfogliare e studiare.

Poi…arriva la seconda guerra mondiale, alla conclusione della quale, la monarchia viene spazzata via. Tutto ciò che prima era un bene reale adesso diviene un bene statale.

Ecco… io, mi sarei incatenata alle porte della biblioteca e, con la voce graffiante ed asmatica del Baffo e l’eleganza  della ragazza in sottoveste dello spot, avrei gridato: “toglietemi tutto, ma non i miei libri!”

Ad oggi pare che nella biblioteca siano conservati circa duecentomila volumi. Ovviamente, non è possibile sfogliare e visionare nessuno di questi perché, seppur il termine ‘bene pubblico’ stia a significare che una cosa è di tutti, la verità è che quello che è pubblico in Italia non è di nessuno, o meglio, nessuno può accedervi se non pochi eletti.

Cammino lungo il corridoio e mi guardo intorno curiosando tra i titoli in mostra nelle vetrine più basse. Mi sento come un pesce relegato in una bacinella appoggiata su un tavolino davanti al mare. Vorrei poter aprire quelle ante in vetro e tirar fuori i volumi uno alla volta, annusarne la carta, sfogliarne le pagine ruvide ed ingiallite.

Eh povero Re, quanta fatica sprecata in una collezione di cui nessuno può approfittare. Ogni libro è come un mondo inesplorato al quale non potrò mai approdare. E resto così, davanti ai grandi mappamondi al centro della sala, con le idee confuse e tanta ammirazione e mi vengono in mente le parole di Socrate: “A cosa serve avere tanti libri e librerie se poi non basterebbe una vita intera per leggere solo i titoli?”

 

 

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