Il quartiere più ‘alternativo’ di Londra. Non lo dico io, lo dicono praticamente tutte le guide. Io di ‘alternativo’, ad eccezione di un attraversamento pedonale coi colori dell’arcobaleno e qualche testa pettinata coi petardi, non ho notato nulla di particolarmente estroso.

Forse avere degli stivali formato gigante appesi ad un palazzo o dei mega piercing che pendono dalla facciata di un tatuatore è considerato ‘alternativo’. Forse esporre la merce fuori dal negozio anziché all’interno e colorare le pareti con tinte fluorescenti è considerato ‘alternativo’. Immaginavo di trovare qui, gang di punk con le creste ritte e i giubbotti in pelle borchiati. Speravo di vedere giovani coi capelli color ramarro i pantaloni attillati in pelle nera e le pellicce sintetiche animalier. Mi sarei anche accontentata di un’anziana con la crocchia tempestata di fiori finti e un tutù rosa sopra i jeans sdruciti (è così che mi vestirò se mai arriverò a ottanta anni). E invece niente. Sono io, con la mia macchina fotografica, entrambe in cerca di qualcosa che sia veramente ‘alternativo’ , ma non riusciamo a mettere a fuoco nulla.

Il Camden Lock Market, attrazione più gettonata del quartiere, nacque nel 1973, da allora, anno dopo anno, l’area del mercato è andata espandendosi, creando nuove zone in cui venditori espongono le loro creazioni su tavolini e piccole vetrine. La gente qui non manca, si cammina rispettando i limiti stradarli dei bradipi, mentre l’apparato olfattivo si lascia inebriare dai mille profumi di cibo delle bancarelle dello street food. Qui si possono acquistare vinili, cianfrusaglie vintage, borse e cinture in pelle, scarpe particolari, incensi e gioielli in argento, abbigliamento stravagante, cappelli luminescenti, toppe rock e giubbotti in jeans. Sopratutto giubbotti in jeans. Una miriade di giubbotti in jeans. (tra l’altro molto belli e a poco prezzo.)

Entro in un negozio con dei buttafuori all’ingresso alti più di due metri immobili come statue (forse perché erano proprio statue), una scala mobile mi conduce agli inferi e, se solo avessi saputo che sarebbe stato un luogo così divertente, avrei peccato di più. Le luci scrobo e i faretti psichedelici confondono la vista, la musica techno che rimbomba dalle casse mi entra in petto percuotendomi così forte da farmi frullare anche i pensieri. In dieci secondi mi sento stordita, in balia del ritmo e del disorientamento oculare, mi aggiro tra indumenti di cui non conosco l’utilizzo. Saranno delle mutande a forma di cappello o dei cappelli per il culo? Sono delle calze o delle sciarpe per le mani? Questa cosa a forma di palla che si allunga che diamine è? E questo collare si vende insieme al maglione con gli squarci sulla schiena o è un accessorio per cani? Vorrei acquistare qualcosa, ma ho paura di finire alla cassa con una borraccia per il tè e scoprire solo davanti al commesso che in realtà è un vibratore, allora mi allontano, trascinata via dagli amici che mi salvano dalla perdizione di questo inferno a 200 bpm.

Se non devi acquistare nulla, non hai fame e non ti piace la confusione, puoi benissimo evitare di arrivare sin quassù a Nord di Londra. Ma se capiti da queste parti, mischiati alla folla, sorridi e guardati intorno. Sicuramente troverai qualcosa che rapirà la tua attenzione.

 

You May Also Like

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *