Il produttore, sceneggiatore e regista neozelandese Andrew Adamson, non poteva che scegliere questo luogo incantevole per aprire il suo “le cronache di Narnia”.  I quattro giovani del film corrono entusiasti sulla spiaggia bianca prima di gettarsi in acqua e, fanculo, anche io l’ho fatto!

Le ville affacciate sull’oceano sono così belle da infondere invidia anche nell’animo più gentile. La costa è nascosta dalla strada e per parcheggiare in un affollatissimo quartiere già gremito di visitatori, approfittiamo del giardino sul retro di una delle case bianche dalle lunghissime porte finestre. Ci sono tantissimi cartelli fuori dalle abitazioni, ognuno con il prezzo e il numero di posti auto disponibili. Le strade sono quindi libere e scorrevoli ma i garage, i giardini e i vialetti sono occupati da decine di automobili.

Il sole è già alto e ci dirigiamo lungo il sentiero che porta alla spiaggia.

Camminiamo lungo la riserva naturale per circa un’ora,  la scogliera bianca arricchisce di eleganza un panorama che assomiglia ad uno screensaver.  Non è facile passeggiare con il caldo e, quando ormai mi sono quasi dimenticata cosa diamine ci faccio in mezzo ad una radura a picco sull’oceano, inizio a scendere lungo uno stretto sentiero e mi ritrovo ad affondare le scarpe in una finissima sabbia bianca.

“Ma che cazz..??”

“Come ci sono arrivata fin quaggiù?” Davanti a me i Pohutukawa, degli alberi nodosi e ondulati che spuntano fuori dal terreno; mi trovo nell’ombra e sento il lento sciabordio dell’acqua che scivola sulla battigia. Basta fare qualche passo in più per ritrovarsi in una sorta di angolo di paradiso.

In realtà non ci sono mai stata, in paradiso intendo, perciò il paragone regge poco ma, se esistesse veramente un luogo dove passare un’esistenza in completo relax, dovrebbe assomigliare a questo.

La baia è divisa in due da una grotta, diciamo un passaggio, attraverso il quale puoi accedere ad un’altra spiaggia. Il famoso scoglio di calcare bianco resta lì immobile, accarezzato dalle onde salate che lo percuotono senza scalfirlo.

E io mi sento un po’ come quel grande masso, prima di risalire lungo il sentiero, me ne sto immobile a contemplare questo posto, così lontano, così nascosto, così silenzioso così…immortale e mi chiedo, quanti luoghi così ci saranno nel mondo e non avremmo mai la possibilità di poterne godere?

 

 

 

You May Also Like

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *