Da vent’anni è patrimonio mondiale dell’Unesco, già questo potrebbe bastare a definirne la magnificenza.  Quest’abbazia venne fondata nel lontano 1101 da Robert d’Abrissel, uno strampalato predicatore che (sarete tutti concordi), era dotato di gran gusto estetico infatti  decise di erigere qui, in una delle zone tra le più belle della Loira, questo imponente monastero.

Un complesso mastodontico all’interno del quale venivano ospitate sia badesse che monaci e, se già non fosse la promiscuità una notizia assai insolita per l’epoca, Robert decise di affidarne la gestione ad una donna.

I turisti si fermano qui per visitare l’abbazia con i suoi antichi chiostri, i lunghi corridoi colonnati e la luminosa chiesa all’interno della quale si trovano le tombe di Enrico II d’Inghilterra, di sua moglie Eleonora, del figlio Riccardo Cuor di Leone e degli altri familiari. Quello che invece ha colpito me, è il piccolo paese sorto fuori dalle mura. Si respira un’aria antica, quell’ aria che ha l’odore romantico del passato, un passato che non ho mai vissuto è vero, ma che propaga serenità e semplicità. I colori pastello di portoni e finestre in legno addolciscono le bianche strade e i bassi palazzi in pietra. Viene voglia di sedersi ad uno dei tavolini esposti al sole con una bibita fresca e una crêpes.

Ci sono poche persone per strada, le nuvole basse si muovono veloci nuotando in un cielo azzurro e, ad interrompere questo piacevole silenzio, ci sono solo il leggero scroscio della solitaria fontana al centro della piazza e lo scoppiettio dei cubetti di ghiaccio che si sciolgono nel bicchiere. Un gatto dal pelo un po’ arruffato gira l’angolo e si nasconde in un vicoletto secondario. Dalle finestre di vedono i soffitti arricchiti da vecchie travi e le signore rincasano con un ricco paniere di frutta e verdura incastrato nell’incavo del gomito.

Mai è stato più facile immergersi nell’atmosfera propria di un luogo. Non ci sono distrazioni, non ci sono insegne al neon e nemmeno auto che sfrecciano veloci. Nonostante il percorso interno all’abbazia sia accompagnato da visite virtuali,  laboratori per più piccoli e rappresentazioni teatrali nel parco retrostante, qui il tempo sembra proprio essersi fermato.

Secondo me è il luogo perfetto per rinnamorarsi della quiete della vita, dei colori dei fiori, del verde degli alberi, dell’oro dei campi di grano maturo e, perché no, anche della chioma un po’ scompigliata di quel lento gatto.

Adesso sono certa di una cosa: se mai mi dovesse capitare di fare un viaggio a ritroso nel tempo sino al 1100, saprei sicuramente dove andare a rifugiarmi.

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