Un solo giorno per visitare una delle città più conosciute al mondo.

Spremo le meningi come fossero panni in microfibra dai quali far scivolar via ogni residuo di acqua ma, nonostante l’insistente concentrazione, non mi viene proprio in mente nessuno che io conosca che non è stato almeno una volta nella vita a Londra. A parte me ovviamente.

In tutti questi anni me la sono immaginata in ogni dettaglio prendendo spunto dai film, dalle foto, dai libri, dai racconti distratti dei turisti e adesso, finalmente, dopo tutto questo tempo passato a costruirmi la ‘mia’ Londra nella testa, eccomi qui.

Sono confusa però, fa un caldo decisamente inaspettato e non vedo uomini in giacca e cravatta, con la bombetta o il cilindro o il trilby, non vedo impermeabili lunghi ne sciarpe a scacchi e ombrelli scuri appesi al braccio. Dove sono le donne dai capelli lunghi e ondulati raccolti con un fermaglio in madreperla? Quelle aggraziate figure dai vestiti di cotone leggero a fiorellini dove si nascondono? Mentre cammino sul marciapiede nero, non sento il dolce suono dei tacchi che ticchettano e della pelle lucida cucita a mano che si piega ad ogni passo. Giro l’angolo speranzosa di incappare in un poliziotto che ondeggia in manganello o tuttalpiù in una prostituta che ondeggia la borsetta. A questo punto, a mio rischio e pericolo, mi andrebbe bene anche imbattermi nella Signora Fletcher.

Niente da fare, la Londra che ho davanti agli occhi è totalmente diversa e mi appare una città come tante. Molti musei da visitare, strade affollate, interessanti monumenti e bui pub agli angoli delle strade. Si respira un’aria di pura frenesia, di libertà e confusione. Non si scambiano imbarazzanti sguardi tra sconosciuti, non si indugia davanti alle porte della metro e ci si mette in coda fuori dai bar per un caffè caldo.

Grazie ad un’amica molto paziente, mi trasformo in una pallina da flipper e rimbalzo da una parte all’altra della città a caccia dei luoghi must da appuntare sul diario di viaggio. Cancello dalle mie aspettative i vicoletti grigi, la pioggia incessante, le vetrine piene di vassoi a più piani con tramezzini al cetriolo e dolcetti colorati e lascio spazio alle enormi piazze, i traghetti presi d’assalto dai turisti che scivolano sul Tamigi e le lunghe vetrine dello shopping di lusso.

Mi inizia a piacere tutto questo rumore, la diversità dei quartieri nonostante la loro vicinanza, i capelli colorati dei giovani studenti, le scritte left and right che ti ricordano da che parte guardare. Mi segno tutte le cose che non ho il tempo di fare: una corsa in taxi, prendere il tè delle cinque, vedere un musical a teatro, passare qualche ora all’interno di musei d’arte e sopratutto, mi appunto di rosso (e lo sottolineo più volte) devo assolutamente acquistare un chilo di noccioline per sfamare tutti gli animali del Sant James’s Park. Un luogo che mi ha rubato il cuore, un piccolo angolo di paradiso che ricorderò con l’ affetto che si dedica agli amici lontani.

 

 

 

 

You May Also Like

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *