“Lo siento”

“Cosa senti?” Si guarda intorno con sospetto e allora mi guardo alle spalle anch’ io.

“Che hai?”

“Non lo so, cammina forza” mi fa cenno di proseguire.

“Lo siento”

“Ma con chi stai parlando?” mi domanda allarmata.

“Volevo chiedere a quel ragazzo un’informazione! Ma se ne vanno tutti quelli che provo a fermare!”

“A Daniè forse perché continui a dire ‘lo siento’ ! Cazzo sei? posseduta?”

“Ma fammi capire: ‘mi scusi’ non si dice ‘lo siento’?”

“Ma non penso proprio! Si dice desculpa”

“Ma desculpa non è portoghese?”

“Che ne so? Allora Obligado”

“Obligado mi suona più brasiliano non so perché”

“Allora dillo come ti pare!” se ne va più avanti infastidita.

Ci riprovo usando una formula diversa “Escuciame”, sorrido.

“Ola!”

-Dajè s’è fermato!- sorrido. “Che Madonna è esta?”

“Ma sei italliana? Io parlo un pochito di italliano (c’ha messo due L, due volte), esta Madonna non se porque noi portamo siempre in giro qualche Madonna, e aora non so quale è fuori in strada”

“Ma pensa, voi le portate a spasso e noi invece le tiriamo”

“Tirriamo? Non compriendo”

“Meglio così” dico a denti stretti sorridendo, “Grazias!”

Lui sorride e mentre mi supera fa la mano morta, mi struscia una natica, si gira allarmato ed esclama “Lo siento!”

“Sì sì vabbè, l’ho sientito anche io”

 

Malaga oltre ad avere le sue Madonne a passeggio, ha un piccolo centro storico allegro e colorato e un grande porto con una lunga passeggiata tra le palme.

La città perfetta per un fine settimana da soli, tra amici o in famiglia. El Palmeral de las sorpresas non è altro che un lungo palmeto che abbraccia la costa del porto di Malaga. A due passi dal centro storico, è il luogo perfetto per rilassarti e godere della piacevole aria di mare. Ci sono diversi bar, aree gioco per i più piccolini e un sacco di gente che fa sport o si riunisce per ballare a ritmo di musica. La stupenda costruzione a forma di vela bianca, ti ripara dal sole per tutta la lunghezza della costa sino al Muelle Uno, dove potrai trovare ristoranti, tapas bar, tour in barca, negozi e un mercato dell’artigianato locale.

Per una prospettiva diversa salite sull’Alcazaba, l’antico palazzo moresco che si affaccia sul teatro romano e dal quale, una volta in cima, potrete ammirare l’intera città dall’alto. L’arena, il giardino botanico, la ruota panoramica, le navi da crociera, sarà tutto ai vostri piedi. Piccolo suggerimento: se vi fa fatica camminare, se sono le due del pomeriggio e il sole vi sta squagliando la testa e i pensieri, se avete appena mangiato mezzo kg di pesce e avete ancora difficoltà a digerire…non v’inerpicate lungo il sentiero principale ma, girategli intorno lasciandolo alla vostra sinistra e…troverete l’ascensore! nascosto all’interno di un tunnel scavato nella roccia. Come si dice: God save the Queen ma, se rimane tempo, anche quel gran cervello di Elisha Otis.

Faccio uno strappo alla regola che mi sono imposta del “niente musei almeno in questo viaggio” e, cedo alla tentazione di entrare a visitare quello dedicato a Pablo Picasso che qui a Malaga nacque nel 1881.

Il caso vuole che resta l’ultima cosa da fare dopo una lunga giornata e, con mio profondo stupore,

trovo una fila lunghissima. Possibile che si siano ricordati tutti adesso che c’è il museo di Picasso? No. Questi sono più furbi di me. Sapevano bene che dalle 18 il museo regalava l’ingresso a tutti fino ad orario di chiusura. Non so se è una pratica consueta o vi era una particolare ricorrenza in quei giorni, fatto sta, vi consiglio di domandare alla biglietteria se c’è questa possibilità così da poterne usufruire.

Vi dico: per fortuna che non ho pagato! A caval donato non si guarda in bocca ma insomma, diciamo che non ho mai visto un museo in così poco tempo (record da battere: 1 minuto e 43 secondi, scale comprese).

Attraverso due piazze quasi correndo (non ridete ho detto ‘quasi’), per poter andare a vedere la casa di Picasso certa che sia lì che si nasconde il vero cuore pulsante della sua arte e della sua storia.

Sudata fradicia arrivo a dieci minuti dalla chiusura, entro ansimando e lascio cadere le gocce di sudore sul bancone in vetro. Mi dicono che manca poco alla chiusura, poverine, loro non sanno chi hanno davanti.

“Sono tante stanze?” domando preoccupata di dover continuare a correre.

“Quattro”

Praticamente ho il secondo record in pugno. Soffio facendo spallucce e le gocce che avevo sul labbro vanno a finire sulla camicetta della receptionist. Ops! Prendo il biglietto e salgo le scale.

La quarta non ho potuto nemmeno fotografarla perché era chiusa, a logica, doveva essere il cesso.

Con un’altro record di velocità in tasca e la delusione aggrappata al collo, gironzolo per il centro confondendomi tra i passanti e mi godo quello che nessun quadro potrà mai descrivere, la piacevole sensazione del ‘sentirsi bene qui ed ora’.

Un’ultima cosa prima di lasciarvi, ci hanno consigliato un ristorante veramente particolare e, magari, volete farci un salto anche voi.

I tavolini sono in mezzo di strada in un vicoletto, i tavoli sono, come dire, spartani, apparecchiatura inesistente ma, servizio veloce, cordiale e sopratutto, buon cibo. Perciò se vi piacciono i posti strani (intendo inusuali e parecchio alla buona) e il pesce fresco, cercate Marisqueria Casa Vicente.

 

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