I miei quattro giorni a Mosca sono stati esaltanti! La città non era affatto come mi aspettavo, era diversa. Non in accezione negativa, era diversa e basta.

Arriviamo all’hotel Cosmos.

Il più grande albergo della Russia, con le sue 1777 stanze è veramente imponente. Degli armadi in giacca e cravatta ci indicano la strada facendoci incanalare in un corridoio che porta sino ad un metal detector. Vengono controllati prima i bagagli, poi le borse e poi noi. “Porca miseria ho appena comprato una bottiglietta d’ acqua non è che adesso me la fanno gettare di nuovo?”

I miei effetti personali passano lungo il breve nastro trasportatore. Altro che Gianni Morandi, questi galantuomini del servizio di sicurezza hanno delle mani così grandi che potrebbero schiaffeggiare tre persone contemporaneamente. Una scala mobile ci porta nella hall. Il bancone reception molto lungo ricorda quelli di Las Vegas, tutto intorno ci sono vari servizi tra cui bar, negozi di souvenir, parrucchiere ecc. Per entrare ed uscire dall’albergo devi passare i controlli e, ovviamente un altro metal detector. Se ne fregano se sei uscito a chiamare un amico che stava fumando e non ti sei allontanata nemmeno di un metro, i controlli li rifai e senza obbiettare. Stesso discorso per l’ascensore. Se non hai la card di riconoscimento non puoi usarlo. Nemmeno se ti stai facendo la pipì sotto, qui è come fuori dal letto… nessuna pietà.

Davanti l’albergo la statua di Charles de Gaulle e poco distante il monumento in onore dei conquistatori dello Spazio, alto centosette metri e ricoperto in titanio, al suo interno ospita il museo dei cosmonauti.

Prendo la metro con atteggiamento entusiasta, “cosa vuoi che sia, son tutte uguali le metro del mondo”…

Alla seconda fermata mi sono già persa. Le indicazioni in cirillico non aiutano affatto. Fortunatamente con me c’è chi conosce quelle strane lettere. “Utilizzavo il cirillico per scrivere lettere segrete con i compagni di classe” mi dice sorridendo dall’alto della sua esperienza; e pensare che io e le mie amiche ci sentivamo furbe ad usare quello farfallino. “Ifiofo sofonofo ufunafa fafavafa.” Me lo dico da sola a voce alta, giusto per rimarcare il pensiero.

Mentre aspettiamo il treno, mi da una breve lezione sull’argomento.

-Il cirillico è semplice, guarda quei cartelli ad esempio: la T si legge L, la vedi?-

-Sì la vedo, va bene la T la leggo L, poi?…-

-Poi la vedi quella che assomiglia alla A?-

-Ma quale? La A?-

-Sì brava. In realtà quella A è una E-

-Cioè le A si leggono E-

-Esatto-

-Ok, continua, sono concentrata-

-La H la leggi GN come gnomo, la B la leggi S e la S che ha la forma di B non la leggi S ma nemmeno B perché la B è una S. Quindi la S che ha forma di B non è come la S che non è B.-

-Eccoci, mi sono persa.-

Resto con la faccia inebetita per altri dieci minuti nel frattempo… arriva il treno, saliamo, ballonzoliamo tra le persone, scendiamo, saliamo le scale, rivediamo la luce del giorno e io, ho sempre la solita faccia da ebete ed ho smesso di ascoltare ormai da tempo perché una cosa sola mi ossessiona: cazzo di forma ha la B?

La piazza rossa è un luogo che ti fa perdere il fiato. Mi è sembrata così irraggiungibile, uno dei luoghi più visitati della Russia, non mi sembra vero di essere qui, al centro della piazza a scattare foto e sorridere.

Per tutti e quattro i giorni trascorsi a Mosca, a fine giornata tornavamo sempre qui, nella piazza rossa, il cuore della città, con gli enormi ed elegantissimi magazzini Gum, il Cremlino, San Basilio, il mausoleo di Lenin, le campane suonate a mano, i colori accesi, le luci, il tappeto di fiori e il cielo viola prima del buio della notte. Un luogo poetico e visivamente stimolante.

mosca piazza rossa

Questa città, nonostante le sue dimensioni, è come un emozionante concerto a quattro mani. Un alternarsi di arti diverse che ti rapiscono. L’incontro di due anime: quella dolce da artista che si offre tra balletti di danza classica e armoniose architetture e, quella rude che fa rispettare le regole e tiene le redini dell’ordine cittadino. La melodia funziona, sembra strano ma, funziona eccome.

E ti sembra di sentirla quella musica, ti sembra di camminarci sopra e pare ti chieda di battere i piedi e iniziare a ballare e a roteare, sempre più veloce, sempre più veloce, più veloceee!

E così, passi dalla Galleria Tret’jakov al museo Puškin, attraversi le piazze più piccole con alberi e panchine di marmo bianco e ti innamori degli statuari ragazzi che escono dal teatro Bolshoi. Continui a girare sbattendo come una pallina da flipper contro le lunghe gambe delle ricche donne della zona bene della città, cerchi di non restare spiaccicata dai loro tacchi a spillo né abbagliata dai loro diamanti, ti rifugi sui marciapiedi, quelli che costeggiano palazzi dagli enormi murales che ricordano la grandiosità del paese. Dopo aver preso la scala mobile più lunga del mondo, raggiungi l’interno del Cremlino e scopri la campana più grande del mondo posizionata proprio davanti il cannone più grande del mondo e, che cazzo, ti senti in imbarazzo, ti frughi nelle tasche, controlli in borsa e razzoli nella memoria ma, non puoi proprio competere, non hai nulla che possa essere “più del mondo”, nemmeno quella volta che a tre anni hai tirato fuori dalla narice destra una caccola gigante potevi dire che era la più grande del mondo. Corri via sfilando sotto al palazzo dell’Armeria e dopo aver preso fiato nei giardini di Alessandro, vai a rotolarti nel parco del lago dei cigni; dal monastero di Novodevitchiy guardi tutti quei grattacieli che stanno vicini come amici che si abbracciano in una foto ricordo e poi torni di corsa alla piazza rossa, dove la musica aveva iniziato a suonare e dove tutto aveva avuto principio. Adesso puoi sederti e riprendere fiato.

 

 

 

 

 

I magazzini Gum ospitano le migliori firme del panorama mondiale, pasticcerie, ristoranti e…i bagni pubblici più lussuosi mai visti in vita mia.

 

Se San Basilio vi sembra fin troppo colorata da fuori, aspettate di vedere l’interno! Un esplosione di colori e fiori e girigogoli che si arrampicano su tutte le pareti.

Il museo Tretyakov espone dei dipinti che mi hanno lasciato particolarmente sorpresa. Colori intensi, giochi di luci e ombre, piccolissimi dettagli minuziosamente e magistralmente eseguiti e, quest’ultima opera nella quale la donna ritratta ha un abito che sembra vero! Sono rimasta incantata a fissarlo, il tessuto pareva prendere vita, incredibile avrei persino giurato di sentirne il fruscio.

Alla fine mi faccio sempre riconoscere, troppi musei mi danno alla testa e quello Puskin ha fatto venir fuori il meglio di me. Adoro girellare tra le sale dei musei e delle gallerie d’arte, trovo sempre qualcosa che mi fa sorridere, (o addirittura ridere di gusto), mi immagino storie strane avvenute al momento del dipinto, colgo espressioni particolari, movenze, posizioni, animali o oggetti insoliti e, talvolta trovo alcune opere molto, come dire, ispiranti.

Il teatro Bolshoi, di straordinaria bellezza, è anche l’ingresso per una zona decisamente diversa dal resto della città, dietro di lui si sviluppa un quartiere dove le sole macchine parcheggiate sono Ferrari o Lamborghini, dove i ristoranti e i pub sono accoglienti ed finemente arredati, dove la gente veste in modo molto elegante e dove, ti par di ritrovare quello che ti aspettavi da una città russa come Mosca: la ‘ricchitudine’!

cambio della guardia Mosca

Il Cremlino (cioè la Fortezza) racchiude il palazzo del patriarca, la piazza delle cattedrali con le loro cupole a cipolla dorate,  l’Armeria di Stato, gli edifici governativi, l’arsenale, il cannone dello zar-puska, la campana dello Zar, il fondo dei diamanti… ci vogliono almeno tre-quattro ore per visitarlo ed è straordinario.

Il monastero Novodevičij (monastero delle nuove vergini) che affaccia sul lago dei cigni. In questo parco sembra venisse a passeggiare e a trovare ispirazione il compositore Čajkovskij.

A poca distanza dal Cremlino questo agglomerato di grattacieli sono una vera chicca.  Vengono fuori dal nulla come una manciata di fiori che spuntano da un terreno brullo. Io amo il verde e la natura ma devo essere oggettiva: sono tutti così diversi tra loro nella forma e nel colore che, non si può non apprezzarne l’impatto estetico.

 

Se avete tempo fatevi un giro al cimitero monumentale dove riposa Gogol, alla città universitaria e in via Arbat vecchia, dove gli alberi rosa e i palazzi color pastello tirano fuori il lato gioiosamente delicato di questa Signora Città.

 

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