Il nipote di Alphonse Mucha, John, presidente della fondazione intitolata al nonno, introduce la mostra citando uno dei pensieri più ispiranti dell’artista: “…Mio nonno….era anche appassionatamente convinto che l’arte fosse un dono essenziale per il genere umano, e per questo dovesse essere accessibile al grande pubblico, incoraggiando il maggior numero di persone ad ammirarla e apprezzarla…”

Considerando che, in linea con la follia museale di questi tempi, il biglietto d’ingresso alla mostra costa 16 (sedici!) euro, diciamo che le aspettative di Alphonse non hanno fatto molta strada. (Qui ci starebbe bene un emoticon con un sopracciglio tirato all’insù ed un sorriso beffardo).

L’esposizione, allestita all’interno delle sale del museo degli Innocenti a Firenze, è composta da alcune opere originali ed altri pannelli che riproducono i lavori dell’artista. Siamo a Parigi alla fine del 1800, nel periodo della Belle Époque e Mucha diviene in pochissimo tempo il più famoso artista della città. Il suo stile è inconfondibile ed unico, poster teatrali, cartelloni pubblicitari ed illustrazioni per riviste diventano delle vere e proprie opere d’arte grazie ai suoi colori, alle forme morbide e alle eleganti figure femminili. Egli si ispira alla Natura che, se osservata con attenzione, ha forme perfette e sinuose, equilibri di colori e linee, armonia e ricchezza che contaminano l’arte di Alphonse.

Sara l’attrice Sara Bernardt a renderlo famoso al grande pubblico dopo che, nel 1895, si fa ritrarre nel cartellone teatrale ‘la Divina’. La bellezza di quel lavoro la porterà a stipulare con l’artista un contratto in esclusiva di sei anni e, per lei, Mucha realizzerà non solo pubblicità ma anche costumi e gioielli. Una collaborazione davvero molto proficua per entrambe.

Nonostante l’apparente semplicità dei disegni, si colgono particolari e geometrie davvero interessanti. Le chiome di capelli fluenti, le espressioni del viso riprodotte con semplici linee nere, corpi morbidi e colori dalle infinite sfumature.

Dopo aver letto che, in principio, Mucha venne respinto, dall’Accademia delle Belle Arti di Praga, mi sonno venute in mente due cose. La prima, è che quasi tutti gli artisti e geni nella storia hanno avuto un trascorso scolastico disastroso e sono stati degli incompresi, ciò mi fa pensare che la scuola sia stata sempre un disastro e non solo negli ultimi decenni. La seconda, è che se qualcuno ha capito qual’è la sua strada e ama fare qualcosa con tutto se stesso, non esiste persona al mondo che possa fermarla, non esisto commenti negativi, denigranti o porte chiuse in faccia che possano ostacolare i suoi sogni.

Nel complesso, la mostra non è molto ricca, mi è piaciuta sufficientemente, nulla di più ma, le opere di quest’uomo hanno uno stile inconfondibile ed hanno fatto la storia della cartellonista pubblicitaria, perciò è valsa la pena poterle vedere da vicino anche perchè, come diceva Albert Einstein, “Uno dei motivi più forti che conducono gli uomini all’arte e alla scienza è la fuga dalla vita quotidiana.”

 

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