Può un personaggio letterario possedere una casa? A quanto pare sì e non è affatto male.

Il celebre detective Sherlock Holmes, che nei romanzi di Conan Doyle abitava al 221b di Baker Street a Londra, rivive nelle fantasie dei suoi lettori più affezionati grazie a questa splendida abitazione.

Una particolarità che forse sfugge ai più è che, nella realtà, questo palazzo ancora non esisteva ai tempi in cui venivano narrate le storie di Sherlock. Bisognerà attendere gli anni ’30 durante i quali la numerazione della celebre strada cambierà, ed un palazzo (molto rassomigliante alla descrizione dei romanzi) sito al civico 239 verrà allestito e trasformato nella graziosa residenza del detective più conosciuto al mondo. Negli anni successivi, visto l’alto attaccamento a questo patrimonio letterario, verrà infine concesso il nuovo civico che noi tutti conosciamo.

Già l’ingresso si presenta con la classica eleganza londinese, il che dona la giusta atmosfera ed invoglia a sbirciare l’interno. Col permesso di un elegante gentiluomo,  entro nello stretto atrio in legno che conduce alle scale; alle pareti sono appesi dei cappelli a bombetta, bastoni da passeggio ed ombrelli. I gradini in legno scricchiolano ad ogni passo e le foto d’epoca che abbelliscono il corridoio, creano quell’atmosfera retrò che permette un vero e proprio salto nel passato. Le camere del primo piano sono le più interessanti. C’è lo studio, le cui finestre affacciano su Baker Street, talmente carico di oggetti e mobilio che fai fatica a scegliere dove poggiare lo sguardo. Sullo scrittoio ci sono pile di appunti, ampolle, inchiostro, calamaio, e libri. Davanti al camino invece, si trovano due basse poltrone all’apparenza piuttosto comode, e sul tavolino che le separa, gli oggetti simbolo dei due uomini che dividevano questo appartamento: Holmes e Watson. Senza dubbio i loro cappelli, la pipa e la lente d’ingrandimento sono le cose più caratteristiche di questi personaggi.

La camera da letto, i due bagni, un piccolo museo e delle statue in cera raffiguranti i protagonisti dei libri, completano l’appartamento.

Accanto a me ci sono dei ragazzi cinesi, una coppia di giapponesi e una famiglia di tedeschi, tutti intenti a far foto (anche al più banale oggetto scovato tra tanti) con un’invidiabile stupore da ragazzino. Fori di pistola su un muro, la testa di un enorme cane nero impagliata a mo di trofeo, dei pugnali, libri contenitori, un kit di trucco per il mascheramento… tutti sorridono e chiacchierano tra loro entusiasti ed io intuisco che si tratti di brevi discussioni riguardanti le azioni che il personaggio di Sherlock Holmes ha compiuto in questi ambienti. Inizio a sentirmi un po’ fuori luogo, annuisco sorridendo a conversazioni che non comprendo, faccio foto alle stesse cose prese di mira da loro e cerco di farmi vedere entusiasticamente sorpresa come fanno loro, solo per sentirmi un po’ partecipe di cotanta allegria.

A questo punto è doverosa una mia precisazione, anzi, chiamarla confessione mi sembra in questo caso più appropriato.

Prego la regia di far partire un rullo di tamburi… ve lo dico mentre mi cospargo la testa con le ceneri dell’incenso appena spento e fustigandomi con il frustino per cavalli comprato da Decathlon per l’occasione… io, a parte la famosa frase ‘elementare Watson’ e  qualche film visto in passato, di Conan Doyle… non ho letto mai niente.

Sipario.

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