Vorrei essere un quimpérois, almeno una volta a settimana, non è chiedere molto in fondo.

Che ne so, di sabato ad esempio, o di domenica, anche di mercoledì andrebbe bene. É gratificante e, a parer mio, anche necessario concedersi un giorno alla settimana per rilassarsi. Poterlo fare qui a Quimper sarebbe l’ideale: passeggerei in un piccolo centro che profuma di pane caldo e di fiori freschi. Entrerei in una pasticceria quasi senza camminare, sostenuta, sospinta, come attirata da un incantesimo ammaliante. Con sguardo ebete e imbambolato passerei in rassegna i pasticcini del lungo bancone in vetro e scoprirei che l’indecisione non è mai stata così dolce. Farei quattro conti al volo, di nascosto, nel silenzio della mia testa: i soldi che ho in tasca, i minuti che ho a disposizione, i valori delle ultime analisi del sangue, le persone che mi stanno guardando. Con un calcolo rapido di radice quadrata di otto alla meno sei con il riporto di quattro alla terza elevato alla seconda sottratto tredici per novecentoventi diviso otto fratto trentatré trentini e quarantaquattro gatti…mi deciderei e sceglierei solo uno (forse ho sbagliato i calcoli dovrei riprovare) di quegli incredibili capolavori.

Riesco quasi a sentirne ancora la morbidezza sotto i rebbi della forchetta e il gusto delicato che avvolge la lingua.

Questa è Quimper, il luogo perfetto per le petit dejeneur.

Le case a graticcio conferiscono al centro un’atmosfera d’altri tempi, quasi fiabesca; le persone si muovono lentamente, i ciottoli che lastricano i vicoli traballano un po’, le baguette calde e fragranti si incurvano sotto le braccia dei loro padroni e il fiume, adeguandosi alla calma cittadina, scorre sinuoso tra file verdi di alberi.

La cosa difficile è non cedere ad ogni tentazione, qui i dolci ammiccano come sgualdrine mostrando la loro culis. Potrei anche approfiterole di un puits d’amour anche perché è éclair che le calorie non si contano nei giorni di relax, ci macaron questo! e che croissant! al limite cosa mi può succedere? mica crepes, tuttalpiù flaugnarde un po’ dopo, ma sono lacrime di coccodrillo si sa.

Sto pensando in pasticcerese, devo distrarmi in qualche modo. Getto lo sguardo lassù, in alto, sulla punta delle guglie della cattedrale di Saint Corentin, lo lascio lì per un po’ per non essere nuovamente travolta dalle emozioni e dagli zuccheri.

Spero di aver contemplato il cielo azzurro a sufficienza, torno a guardar la terra e respiro profondamente questa aria fresca, sorrido alle aiuole in fiore e, con la coda dell’occhio scopro che qualcosa mi pende dal braccio. Oh Saint Honoré! ci sono cascata di nuovo!

You May Also Like

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *