“Oh guarda questa!”

“Che palle sono tre ore che mi fai vedere ste cretine su Instagram!”

“Era solo per darti un’idea delle foto che hanno fatto gli altri, così le facciamo uguali.”

“Ah Daniè ma che cazzo stai a dì?”

“Perchè no?”

“Cioè tu ti spalmi sulla roccia inarcando la schiena come fa quella dell’ultima foto che mi hai fatto vedere?”

“Perchè no?”

“Ehhh perché no perché no… Allora per iniziare lei ha un bichini bianco a fiori e tu hai un costume nero intero per la piscina. Lei ha i capelli lunghi biondi e lisci che sembrano appena usciti dal parrucchiere e tu hai il codino tipo lottatore di sumo da tre giorni interi, che pure l’elastico se potesse parlà te direbbe che s’è rotto le palle de stringerti i capelli. Poi lei ha le gambe lunghe e lisce che sembra lo sponsor dei rasoi elettrici e tu…”

“Io?”

“Dai Daniè se te vede n’orso te scambia per un parente.”

“Esagerata cazzo! Ho depilato le gambe un paio di settimane fa!”

“Vabbè comunque, gambe a parte, quella è una modella e tu no.”

“E allora?”

“Uff che palle! Va bene appena arriviamo alla scala ti ci spiattelli sopra, e ti faccio così tanti scatti che manco Steven Meisel riuscirebbe a starmi dietro, basta che non mi rompi più!”

“Ok affare fatto.”

 

Il parcheggio è proprio sopra la spiaggia. Scendiamo lungo il viottolo che porta al mare e affondiamo i piedi nella sabbia fresca. Il mare è un po’ agitato e spinge a riva un’enorme quantità di alghe marroni che creano una lunga striscia scura sulla battigia.

In lontananza si scorge la scogliera bianca con le sue curve morbide che sembrano parzialmente sprofondate in acqua.

“Corriamo! Guardate è laggiù!”

“Cazzo corri tanto non scappa mica!”

Ci sono delle rocce lisce che affiorano poco distanti dalla riva ed alcune persone ci camminano sopra, l’effetto è quello di Jesus Christ nella puntata ‘io cammino sull’acqua’.

Sono quasi giunta all’obbiettivo ma…

“Oh ragazzi ma qui c’è un cancello!”

“Come un cancello?”

“Cazzo è chiuso.”

“Minchia è vero. Ma come è possibile? Leggi un po’ Daniè che c’è scritto.”

“C’è scritto che è chiuso da anni.”

“Ma come da anni? Se mi hai fatto vedere le foto di gente spalmata sopra stile patè su bruschetta?!”

Mi guardo intorno incredula. Non ci sono accessi. Dovrei nuotare per qualche centinaio di metri per raggiungere la costa ondulata, ma il mare è così agitato che l’idea è fuori discussione. Poco distante una coppia un po’ attempata prende il sole.

“Scusate ma perchè è chiuso?”

“Ci sono stati dei piccoli crolli e i due comuni limitrofi litigano su chi deve pagare i lavori. Ovviamente quando si tratta di metter mano al portafoglio è sempre così.”

“Ma io ho visto un sacco di foto di gente sdraiata sulla roccia bianca.”

“Eh bella mia, passano dall’altro lato o nuotano o scavalcano il cancello.”

Li guardo attonita e mentre mi allontano non ho nemmeno la forza di ringraziare.

Sono sconsolata, amareggiata e delusa. Che poi però, a pensarci bene, a me che me ne frega di vedere uno scoglio bianco? Ci sono luoghi al mondo molto più belli di questo pezzo di spiaggia e, se veramente fosse stata un vanto, un’attrazione o un punto di forza del luogo, non avrebbero fatto passare anni prima di ripristinare l’accesso.

Insomma: se tieni ad una cosa, la curi, te ne preoccupi e la tieni sempre sotto controllo. O sbaglio?

 

 

 

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One comment

Reply

Bisognerebbe rispondere all’incuria con l’indifferenza, smettere di visitare quei posti fino a quando non si svegliano e se ne prendono cura. E, se il problema è chi deve pagare, che pagassero entrambi i comuni visto che, probabilmente, entrambi beneficiano dell’attrattiva. Bell’articolo, granchio!

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