Io detesto il caldo. Se hai freddo ti puoi coprire fin quando non ti passa, se hai caldo che fai? Non puoi mica chiamare Buffalo Bill per farti sbucciare come un kiwi maturo.

In estate, ogni giorno, milioni di migliaia di gocce di sudore mi scivolano sul corpo, impregnano i miei vestiti e rendono i capelli di un colore così lucido che i parquettisti ogni tanto mi fermano per sapere che olio uso per avere un così bel risultato.

Mi infastidisco ogni volta che gli avambracci si appiccicano alla scrivania come una ventosa mentre cerco di scrivere al computer. Mi irrita il sistema nervoso dover andare in bagno a far pipì e passare venti minuti a srotolare e riarrotolare i pantaloni. Nemmeno quando a tre anni cercavo di mettere i fuseaux alla barbie facevo così tanta fatica.

Posso spendere centinaia di euro in spray d’ acqua termale o in mini ventilatori, ma nulla può darmi sollievo. Ho provato anche con gli spruzzini da giardino, quelli per innaffiare le piante ma, oltre ad essere molto poco pratici da tenere in borsetta, non fanno altro che bagnare sul bagnato.

Se per qualche ragione ti trovi a Firenze d’estate, o non eri stato messo al corrente del caldo torrido che avresti dovuto affrontare o   sei di un’altro pianeta e il tuo corpo ha una composizione diversa e resiste alle alte temperature. Io la trovo una città insopportabilmente calda, non ci sono alberi in centro, non ci sono panchine, zone d’ombra o parchi. Pare che gli alberi diano fastidio perché ospitano sulle loro folte chiome piccoli uccellini i quali, maleducati, defecano a terra. Invece di incrementare il numero delle piante ad alto fusto e di alberi per scongiurare l’afa e l’inquinamento, e sopratutto per ridistribuire naturalmente la concentrazione dei volatili e i loro obbiettivi di lancio, è stato fatto sparire praticamente tutto ciò che aveva una qualsivoglia sfumatura verde. Solo pochi giardini resistono ancora e sono tutti privi d’irrigazione (perciò diciamo che il bel prato all’inglese ve lo scordate) e mal frequentati. Cosa fare allora se la morsa del caldo vi stringe alla gola e sognate ad occhi aperti un posto dove potervi distendere a leggere un libro o a fare un sonnellino rigenerante senza annegare in una pozza di sudore? Facile, si va tutti a Vallombrosa.

Il nome è già un programma bellissimo. Qui si può passeggiare indisturbati nella foresta di abeti bianchi e faggi alcuni dei quali sono tra i più alti d’Italia. I monaci che si stanziarono qui nel XI secolo (mica scemi) accudirono con rispetto questo luogo che arriva sino a noi rigoglioso e incontaminato.

Qui ancora oggi i monaci preparano cioccolata, caramelle agli oli essenziali, prodotti d’erboristeria, di farmacia e, un gin per veri intenditori. In estate è possibile soggiornare all’interno del monastero e seguire uno dei corsi che avvicinano alla vita spirituale e alla natura. Se sei in cerca di un posto insolito dove passare qualche giorno in ritiro, forse questo può fare per te. Sicuramente non fa per me, che con la religione ho poco a che spartire, diciamo che al posto di una preghiera di trenta secondi preferisco stare un pomeriggio intero a rivoltar stercorari per scongiurarli dalla morte.

Questa è Vallombrosa, un piccolo centro ideale per passeggiare, per respirare aria pulita e per bere acqua fresca (ghiacciata) di sorgente.

Sì sa, l’acqua va accompagnata con del buon cibo, per questo se hai in progetto una scampagnata in questa riserva naturale, non scordarti di mettere nel marsupio due o tre chili di costine o un metro e mezzo di salsiccia. E’ il giusto bagaglio per immergerti nel vero ‘Tuscany style’ domenicale. (zone barbecue disponibili in loco)

 

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