Autore: Francisco Perito Moreno

Fortunatamente non esistevano i cellulari nel 1877 anno in cui il giovanissimo Francisco Moreno (appena ventiquattrenne) s’imbarco in questa avventura a dir poco ambiziosa. Alcuni anni prima, un certo Darwin e successivamente un comandante di nome Fitz-Roy (non proprio due sprovveduti ecco), avevano tentato invano l’impresa: percorrere il corso del fiume Santa Cruz sino alla sua sorgente.

Conscio di tutte le difficoltà incontrate dagli equipaggi delle altre spedizioni, Francisco decide lo stesso di partire per quest’avventura. La mattina del 12 gennaio salpa dall’ Isola di Pavón, insieme ad altri sei uomini, alcuni cavalli ed una barchetta di appena otto metri.

Inutile dire che tutto il suo diario di viaggio è così ricco di avvenimenti che trasmette quasi l’angoscia delle difficili giornate. Ed ecco che torniamo a monte, se Moreno avesse avuto un telefono cellulare e avesse potuto comunicare ogni sera con qualcuno, che so, con qualche amico o con la madre ad esempio, le conversazioni sarebbero andate più o meno così….

“Ciao Francisco! Com’è andata oggi?”

“…una giornata terribile. Avanziamo poco e con difficoltà enormi.”

“Mi raccomando fai attenzione, ma che tempo fa lì?”

“Questo ventaccio è così forte che non riusciamo a piantare le tende…E’ impossibile preparare da mangiare, la sabbia trasforma tutto in cotoletta ‘alla milanese’…abbiamo gli occhi rossi per via della sabbia…il temporale persiste…ci troviamo sommersi dalla terra fangosa…”

“Vabbè può succedere di avere brutto tempo in viaggio, ti sei coperto? Hai messo la maglia di lana?”

“Siamo in viaggio da soli tre giorni e già i nostri abiti mostrano…il pesante logorio di mesi..”

“Vedi che ho avvolto le bottiglie di cherry con le maglie a maniche lunghe, usa quelle e vedi di non prendere freddo! Ma il fiume com’è? Riuscite a navigare veloci?”

“La corrente è aumentata e le rapide sono sempre più frequenti… qui è velocissima, devasta tutto…”

“Sono le difficoltà del mestiere Francisco, dai almeno starai vedendo posti nuovi  e panorami stupendi.”

“Il paesaggio è molto tristeStanotte i puma hanno messo in agitazione i cavalli, il che ci ha impedirò di dormire…”

“Vabbè Francisco ho capito, se va così male puoi sempre tornare a casa!”

Tra animali pericolosi, scarsità di cibo, sabbie mobili, Indios armati di lance, caldo debilitante e freddo glaciale, vegetazione ricca di spine che si conficcano nella pelle, febbre, dirupi e rapide, notti insonni e tempeste, il giovane esploratore e la sua ciurma non demordono mai e, trascinando la barca con tutte le loro forze, portano avanti il loro sogno di conquista di territori ancora inesplorati. Quando finalmente raggiungono il Lago Argentino e l’imponente muro di ghiaccio vien voglia di esultare insieme a loro.

 

 

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