Autore: Tony Wheeler

Dal fondatore delle guide Lonely Planet, un piccolo libro che rimarca l’importanza del viaggiare e come questa propensione modifichi le nostre vite.

“…viaggiare è come qualsiasi dipendenza: più lo si fa, più cresce il bisogno di farlo…”

Dopo una breve analisi su quali siano i motivi che spingono le persone ad abbandonare la propria zona di confort per avventurarsi in territori sconosciuti, ecco che Tony inanella una serie di ottime motivazioni che rendono il viaggiare una buona idea, sempre. Viaggiare infatti, favorisce le relazioni interpersonali, ci fa mettere in discussione tutte le idee e i preconcetti assimilati fin da piccoli, è come aprire gli occhi per la prima volta, ed ogni prima volta in un luogo diverso.

“…la distanza è l’elemento con cui molto spesso viene identificato un viaggio…”. 

Ho riletto questa frase una decina di volte, e forse più, prima di andare avanti con il resto del testo. In effetti è  diventata quasi una sfida il dover dimostrare pubblicamente di essere in grado di andare sempre più lontano, in luoghi assurdi che non avremmo nemmeno mai preso in considerazione se non ci fosse questa patetica corsa al mostrare a sconosciuti, di potersi spingere sempre un po’ più in là. Un po’ più in là. Laggiù dove pochi arrivano. Un po’ più in là. Un po’ più in là rispetto agli altri. Ma gli altri chi?

Il walkabout è qualcosa che si ha dentro, vagabondare come facevano gli antichi, una propensione all’avventura e al nomadismo, alla ricerca di un altro territorio. Certo, non tutti possono permettersi per economia o per carattere di essere dei veri ‘esploratori’ del nuovo millennio ma, è inevitabile che, chi più chi meno, “…siamo stati contagiati dal wanderlust, la sete del girovagare, e l’unico modo per placare quell’inquietudine è partire…”.

Cosa ci è rimasto da scoprire? Forse poco, in senso assoluto…tutto, se pensiamo alle nostre singole vite. L’esperienza di uno non vale se non per quel singolo soggetto (secondo me), ben vengano gli scalatori, gli astronauti e gli esploratori degli abissi, che con le loro imprese hanno mostrato a tutti noi angoli di Pianeta che, fino a quel momento, potevano essere descritti solo con l’immaginazione ma…camminare con i propri piedi in un tempo che non è il nostro, dà luogo ad emozioni che non si possono prendere in prestito né cedere al miglior offerente. Perciò mi chiedo se, nonostante…

“…sulla terra, tutte le montagne più conosciute sono state scalate, i poli sono stati raggiunti con ogni mezzo di trasporto immaginabile, le profondità oceaniche sono state scandagliate e abbiamo circumnavigato il globo non-stop e in solitari…”  

….davvero non ci rimanga più nulla da scoprire?

Questo piccolo volume in quanto a concetti ed emozioni non aggiunge molto ai lettori appassionati di letteratura di viaggio, bensì offre fantastici spunti di lettura e piacevoli passaggi nei quali si ha la conferma che, sì… quando partire ci sembra una buona idea è perché, in realtà, lo è.

 

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