“La fortezza del Signore”
“Quale signore?”
“Il Signore.”
“Eh, ma quale?”
“Che vuole dire quale? Il Signore Signore!” Punta il dito in alto. “Uplistikhe significa proprio ‘la fortezza del Signore! Non uno a caso immagino, ma Il Signore.”
“Ah ok, capito.”
“Posso continuare a leggere?”
“Sì sì vai scusa.”
“Allora, dove ero rimasto, ecco, si tratta di un’ intera città scavata nella roccia, una delle più antiche della Georgia. Pare addirittura che gli edifici (chiamiamoli così), siano risalenti al primo millennio avanti Cristo.”
“Allora lo vedi che poteva essere un qualsiasi Signore?! Non è che prima del Signore potevano dedicarlo al Signore? O sbaglio?”
“Magari il nome gli è stato dato dopo! Mi fai continuare a leggere o stiamo qui dieci giorni?”
“Vai vai continua non ti interrompo più.”
“Dove ero rimasto…vabbè qui son scritte un sacco di date e nomi…comunque pare fosse una fortezza, e venne attaccata prima dai musulmani, poi dai mongoli, e alla fine fu abbandonata nel quattordicesimo secolo. É patrimonio Unesco dal 2007.”
“Peccato.”
“Peccato cosa?”
“Che fu abbandonata”
“E minchia, son caverne, naturale cambiamento evolutivo.”
“Evolutivo? Ma se oggi la gente paga migliaia di euro per fare gambling cioè campeggio in mezzo al nulla in tende con cuscini patchwork o in palloni di plastica trasparenti…vuoi che non avrebbero pagato pure per dormire in delle caverne tra le colline georgiane?”
“Già, peccato. Avevano la peste, non avevano l’elettricità, si spostavano a cavallo ma avrebbero dovuto prevedere un’impennata dei b&b per i turisti del futuro.”
“Dicevo così per dire…”
“Ecco, non dire. Andiamo.”
Nonostante ci abbiano ampiamente spiegato il percorso da seguire, dopo un’ infinita rampa di scale, ci rendiamo conto di aver incominciato dall’uscita. Poco importa, l’area è talmente vasta che la giriamo a casaccio senza il rischio di perderci. Il terreno roccioso è stato eroso dal tempo, si presenta liscio e curvo; ci sono diversi buchi nelle rocce ed hanno profondità e circonferenze difformi; ci sono scalini scavati sulla pietra, stretti sentieri e cunicoli. Le grotte hanno diverse dimensioni e benchè siano annerite, forse da muffa o da fuliggine, hanno soffitti scolpiti davvero interessanti, assomigliano ai cassettoni in legno dei palazzi storici.
La caverna più ampia è sorretta da pilastri e la presenza di un trono suggerisce fosse la stanza del sovrano. Ci sono alcune pareti decorate, la farmacia, la cantina dei vini, il torchio, un tunnel ed una chiesetta in mattoni risalente al decimo secolo nella quale sono conservate le icone della Madonna e di san Giorgio.
Dall’alto la vista è incredibile. Il vento che soffia potente, fà volar via cappelli e pensieri. Si resta intontiti davanti ai colori della valle, il fiume disegna delle curve sui prati colorati da mille sfumature di verde e tutto è immobile come sulla tela di un dipinto.
“Mi dai una mano per favore?”
“E come faccio? Sei troppo lontana. Salta.”
“Salta?! Se salto da quassù mi spacco entrambe le caviglie!”
“E allora fai il giro.”
“Non importa, tienimi lo zaino che scendo di culo.”
“Come di culo?”
“Di culo di culo, così!” Mi accascio e cerco di farmi cadere giù lungo l’alto masso. Strofino il sedere mentre cerco di non cappottarmi.
“Oplà!”
“Guarda che ti sei sporcata tutta di terra!”
“Non importa, almeno ho ancora le caviglie.”
Guadagno l’uscita cercando di non rotolare giù dagli altri massi, il vento è mio alleato questa volta, mi arriva sparato direttamente in faccia tenendomi in equilibrio sulle pendenze.
Sembra che un tempo vivessero qui circa ventimila persone. Non so come riuscissero a coabitare in questo sali scendi infestato da fossi, avvallamenti e pietroni, ma sono sicura di una cosa, l’ortopedico doveva sicuramente essere il miglior partito del villaggio.

















































































