“Avete fatto il biglietto?”

“Non ancora, lo compriamo qui all’ingresso.”

“Qui ingresso.”

“Sì, possiamo fare il biglietto?”

“No.”

“E come entriamo?”

“Biglietto laggiù:”

 

Laggiù. Mai parola è stata più appropriata. Il guardiano con la sua faccia rude (credo non sorrida dal 1997), alza il pesante braccio in direzione dei giardini e punta l’indice verso l’ultima costruzione. Quella in fondo a tutto, la più lontana, proprio laggiù.

Saranno almeno 500-600 metri, il sole è perpendicolare alle nostre teste e abbiamo ancora sullo stomaco i catchapuri dell’ultima sosta.

“Vai tu a fare i biglietti?”

“No. Andiamo tutti!”

Ci muoviamo perciò verso la biglietteria ciondolando come scolari al primo giorno di scuola. Un branco di sardine stanche, compatte, ma lente. C’è da dire però che i giardini della villa sono davvero ben curati, siepi basse, aiuole, fontana tonda al centro. Il fiore all’occhiello della città di Zugdidi.

Paghiamo e torniamo dal gentil guardiano.

Da fuori il palazzo sembra a poche ore di vita dal collasso ma, è proprio questo che lo rende ancora più affasciante. Vecchia residenza di un’aristocratica famiglia che governò la splendida regione di Samegrelo. La magnolia nella corte interna ha più di 300 anni, le ringhiere in legno scuro delle lunghe terrazze danno carattere alla facciata. Saliamo due piani e ci ritroviamo in una piccola loggia con soffitti a cassettoni.

La casa conserva ancora il suo mobilio. La camera da letto, le poltrone, i divani e i quadri alle pareti. Tra le tante cose curiose e di pregio, come la collezione di armi ed i libri antichi, vi è una teca nella quale è conservata la maschera funebre di Napoleone Bonaparte.

Questo raro oggetto fu un dono dell’imperatore francese alla famiglia Dadiani. Il loro legame di parentela con la famiglia di Napoleone I si può facilmente riassumere così: nel 1868 la Principessa georgiana Salome Dadiani sposa a Parigi il Principe Charles Louis Napoleon Achille Murat, pronipote del Re di Napoli Gioacchino Murat coniuge di Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone. E fu così che la famiglia georgiana s’imparentò con quella francese.

Non so perché ma, nonostante sia un museo, passeggiare tra le stanze di questa casa mi evoca ricordi d’infanzia, sarà per l’odore piacevole di tappezzerie datate e carta da parati. Mi sovvengo ricordi della puerizia, quando facevo visita a quelle zie in là con gli anni che tenevano i salotti chiusi a chiave in attesa delle visite annuali dei parenti.

La collezione di icone sacre è strepitosa. Pietre preziose, oro ed incisioni sublimi. Qui sono custodite reliquie importanti per il mondo ortodosso, la più rilevante è la veste della Vergine Maria. Conservata a Costantinopoli fino al 1453, venne presa di nascosto da un sacerdote che la portò con sé in Georgia per scongiurarne la distruzione durante l’attacco dell’Impero Ottomano. Nel 1533, il Principe Levan I Dadiani, per paura che venisse trafugata, la sottrasse al monastero in cui era custodita e la chiuse al sicuro nella torre di questo palazzo. Come da tradizione, viene esposta ai fedeli solo il 15 luglio.

Non di minor interesse, questa residenza conserva anche la reliquia di San Giorgio, patrono della Georgia. In una scatola d’argento finemente decorata pare infatti che sia riposta la mano destra del Santo.

 

Napoleone  (nominato così tante volte che si starà girando nella tomba), venne incoronato nel 1805 Re d’Italia nel Duomo di Milano. Cosa c’entra? Nulla. Ma a Milano quando una cosa bella si rivela una mezza schifezza si esclama: “An l’è minga or tutt quel ca lus.”

In questo caso invece, dovremmo trovare la formula contraria a questa espressione perché, sebbene a vederla da fuori questa dimora appaia poco interessante, è in realtà un vero gioiello!

 

 

 

 

 

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