É lunedì mattina e a Torino è tutto chiuso. Dannazione!
Giro per il centro con la svogliatezza di un barbone che ha già percorso quelle strade centinaia di volte. Scatto foto distratte ad una città che dorme, serrande abbassate luride e grigie, cassonetti traboccanti di fetore e un cielo bianco che infastidirebbe persino Babbo Natale che in mezzo al candore è abituato a vivere.
In mezzo alla centralissima P.za Castello si trova Palazzo Madama che, forse per pura pietà nei confronti dei turisti di inizio settimana, concede l’ingresso alle sue sale. Mi ritrovo a pagare un biglietto (ormai i prezzi sono proibitivi) per accedere al museo civico di arte antica.
Mi annoia persino il nome.
Ho visitato (per mia fortuna) così tanti musei, che il camminare nelle sale espositive non mi entusiasma più come un tempo. Sempre i soliti cartellini esplicativi in fianco alle opere che non dicono mai nulla di interessante, sempre i cordoni rossi a delimitare gli spazi, sempre delle luci sparate sulle opere tanto da non permetterne quasi la visione. Gente che si accalca a fare foto agli unici quadri vagamente conosciuti o fuori dagli angusti corridoi dei gabinetti.
Passo due ore a guardarmi intorno, attraversando le stanze di quella che fu la residenza di Maria Cristina Borbone di Francia nel 1637 e, successivamente, di Maria Giovanna Battista di Savoia (alla quale dobbiamo il nome Madama) che lo abbellì trasformandolo nel palazzo che vediamo oggi.
Dopo aver visto il primo piano, esco a vedere il giardino e il piccolo orto, attraverso il secondo piano ed infine un piccolo ascensore, così lento che mi par addirittura più stanco di me, mi accompagna sino al terzo ed ultimo piano dove (benedetta la miseria!), finalmente, la mattina prende una piega diversa ed acquista un senso!
Silvana (dovrebbe chiamarsi così, almeno lo spero), è questo il nome della straordinaria signora addetta alle sale del terzo piano. Di solito gli operatori museali sono sempre piuttosto cupi, immobili nel loro abito scuro, seduti in un angolo o ritti davanti alle porte, mentre lei appare subito diversa, la vedo parlare con un entusiasmo magico ad un gruppetto di ragazzini che, dopo aver annuito e sorriso, scappano correndo tra le vetrine della grande sala in cerca di qualcosa.
“É una caccia al tesoro?” Le domando divertita.
“Buongiorno cara, non proprio, cerco solo di rendere più interessante il museo a dei bambini.”
“Lodevole.” Capisco che non è il suo compito ma che lo fa con passione perché le sorridono gli occhi ed ha un modo di parlare gentilissimo, quasi favolistico.
“Come ti chiami?”
“Daniela.”
“Piacere Daniela, io sono Silvana, ti va se ti racconto un po’ di cose curiose di questo bel palazzo?”
“Accidenti, certo che mi va!”
….Il servizio da tè per carrozza, la brocca magica che sputa vino, il bicchiere di vetro soffiato che contrasta la gravità, i lava occhi in porcellana dipinta e le crepe sul muro che si vedono ma non esistono.
Una miriade di cose favolose che erano proprio sotto al mio naso ed esposte in bella mostra eppure fino ad allora invisibili, come ad esempio, le tacche fatte dalla Regina sul legno di una finestra per misurare l’altezza del figlio che mai avrei notato senza di lei. Incredibile, in pochi minuti l’intero museo prenda vita tra aneddoti, storia e curiosità che vengono raccontate in maniera magistrale.
Grazie a lei imparo tantissimo di oggetti del passato e di opere realizzate con tecniche che non riusciamo più a replicare. Pezzi unici che assumono improvvisamente un valore inestimabile.
Altre persone vengono catturate dal calore e dalla simpatia con la quale Silvana mi descrive il palazzo tant’è che ad un certo punto si forma un bel gruppetto di ascoltatori. Ogni tanto ci allontaniamo per tornare ai piani sottostanti a cercare le cose di cui ci ha parlato per poi tornare da lei ed accorgersi che è già impegnata ad incantare un’altra coppia o una nuova famiglia di turisti.
Saranno belli gli ambienti, così sontuosi ed eleganti, saranno preziosi gli oggetti conservati al loro interno ma, ve lo devo proprio dire: se visitate Palazzo Madama andate subito a cercare l’unica vera protagonista di questo museo: Silvana ed affidatevi alle sue storie cosicché la visita non sarà la solita camminata noiosa, ma una vera e propria avventura in tempi antichi!
(Non vi sembra la pubblicità di un certo digestivo?! Ahahah)








































