Autore: Sylvie Robert e Alain Degré 

Ho comprato questo libro dopo aver visto alcune foto di questa piccolissima bimba che accarezzava animali selvatici con il sorriso spensierato stampato in faccia. Dovevo approfondire. 

Seppur il titolo suggerisca il contenuto, in realtà mi trovo a sfogliare le pagine di una biografia a due voci. Con l’escamotage di un font differente, Alain e Sylvie ci raccontano il loro soggiorno in Africa. Due resoconti della stessa vita, con pensieri, preoccupazioni e sogni che s’intrecciano tra loro diventando così un’unica storia.

Lei francese che lavora per Cartier a Parigi, lui giramondo professionista che ha abitato in molte città differenti come: Detroit, Chicago, Kansas City. Diciassette diversi lavori alle spalle, due figli ed una costante insoddisfazione che talvolta sfociava in eccesso d’ira. 

Rapido riassunto: i due giovani s’incontrano, si piacciono, vanno a vivere insieme. Lei riceve un’offerta per andare con Cartier in Sudafrica e l’accetta al volo. Si trasferiscono.  Lui si annoia, inizia ad esplorare il Paese e la sua curiosità lo porta ad apprezzare il mondo selvaggio fuori dalla città. Vedono per la prima volta i Meerkat (suricati) e se ne innamorano. La Savana diventa la loro casa.

“Una delle grandi lezioni di vita è avere fede e pazienza. Sapere aspettare.”

Sono gli anni Ottanta, un periodo storico non lontano, in cui africani ed occidentali avevano diritti differenti e vite differenti. I ricchi stranieri arrivavano in Africa per la ‘caccia grossa’ ed in parallelo (per fortuna) nascevano le prime Riserve ed i primi Parchi con lo scopo di proteggere la Natura.

In quegli anni per sapere qualcosa su una specie animale, non c’era Netflix o Google, bisognava stare in tenda in mezzo al nulla, senza alcun confort, per mesi o per anni, restando pazientemente fermo a prendere appunti, far video e foto. Ed è quello che fecero i due autori. 

La coppia si spostò tra Botswana, Zimbabwe, Sudafrica, Namibia per documentare la vita dei suricati, gli animaletti più dolci del Pianeta.

Girarono dei documentari e fecero conoscere al mondo lo stile di vita di queste piccole manguste.  Quando dopo qualche anno ebbero Tippi, nulla cambiò. La piccola pareva essere perfettamente in sintonia con l’ambiente ostile circostante, ignara di pericoli e incuriosita da ogni essere vivente. La lasciarono esplorare l’Africa insieme a loro, libera, selvaggia, come la terra che li ospitava.

Non è un libro sentimentale, non si parla molto della bambina e di quanto affascinante potesse essere il suo rapporto e la sua intesa con gli animali più spaventosi, (coccodrilli, serpenti, scorpioni), ma è un bella relazione sul periodo in cui l’Africa era ancora poco battuta dal turismo e quello che aveva, era lì per motivi sbagliati.  

Purtroppo non mi ha appassionato quanto avrei immaginato, resta comunque un valido resoconto d’analisi sugli spostamenti della famiglia in quello che definirei: un Continente in trasformazione, infatti, l’esposizione del tessuto sociale e delle sue dinamiche sono la parte più interessante, oltre naturalmente alle descrizioni dei bellissimi animali selvatici.

Un diario di vita più che di viaggio e, dopo averlo letto, pensi che sarebbe davvero bello poter affrontare il mondo con lo sguardo incantato ed il temperamento impavido di Tippi.

 

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