James Matthew Barrie nel 1902 provò a rendere antipatico il personaggio di Cocò ai futuri lettori di Peter Pan. La verità è che ‘Tick-Tock Croc’ è uno degli animali più simpatici dei romanzi di tutti i tempi, nonostante la sua proverbiale aggressività e l’essere colpevole di aver mangiato la mano a Capitan Uncino.
Ma ci sono coccodrilli che hanno abitato questo mondo molto prima che nella fantasia di Barrie. Abitanti indigeni della Valle del Nilo, i coccodrilli erano tra i più temuti in Egitto. Animale molto diffuso lungo le coste del fiume, ora si ritrova confinato in un territorio molto ristretto a causa della drastica trasformazione del suo habitat e lo si può ancora incontrare solo lunghe lo rive del Lago Nasser.
Se un animale appare nei templi dell’antico Egitto significa che la sua era considerato una figura divina, infatti, anche in questo caso, il coccodrillo è un Dio: il Dio Sobek. A lui è dedicato il tempio di Kom Ombo che si trova a poche centinaia di metri da questo piccolo e particolare museo.
Gli antichi egizi credevano che una parte dell’essenza divina di Dio, entrando nel corpo di un animale, facesse di quell’animale l’incarnazione dello stesso, ed è così che uno dei più aggressivi predatori diviene destinatario di preghiere di fedeli che domandavano a lui protezione, forza e virilità. Insomma, Sobek era considerato un Dio creatore.
I coccodrilli sono tra i più vecchi vertebrati del pianeta e, se vederli vivi provoca una discreta ansia, vederli mummificati fa un strano effetto. Dietro a grandi teche in vetro, i loro corpi sono adagiati su un declivio sabbioso, proprio come sarebbero apparsi in Natura. Uno accanto all’altro, il più lungo misura 4.3 metri e il più ‘corto’ circa due metri.
Ce ne sono ben quaranta, tutti rinvenuti nella ad Assuan. Ci sono coccodrilli adulti (impagliati e mummificati), esemplari giovani, feti e addirittura uova di coccodrillo. Oltre a Statue del Dio Sobek, urne funerarie e sarcofagi in legno, vi sono le ricostruzioni delle ‘abitazioni’ nelle quali venivano rinchiusi gli animali.
Sicuramente un’esposizione storica di rilievo alla fine della quale mi domando: ma di noi, fra tremila anni, cosa esporranno?







































