Cammino per una strada anonima. Continuo a guardare il navigatore sul telefono e penso, ‘avrò inserito il posto sbagliato’. Poi, proprio davanti ad un supermercato, un’enorme toro arancione segna l’ingresso al tempio. Uno dei più famosi templi scintoisti del Giappone. La collina su cui si sviluppa si chiama Inari, proprio come il nome della divinità a cui è dedicato. Si tratta del Dio del riso e le volpi sono le protettrici del raccolto, per questo vi sono molte statue in pietra raffiguranti l’animale con in bocca chiavi o fasci di riso.
Attraversata la prima imponente porta percorro un lungo sentiero lastricato sino ai primi gradini che portano al tempio.
Quello principale è adornato da migliaia di piccoli torii, le persone possono acquistarne uno e scriverci sopra un desiderio o una preghiera.
Da qui dipartono i vari sentieri che portano su per la collina sino a templi minori. Così mi ritrovo tra una confusione di porte in pietra e in legno, di varia grandezza, alcune si confondono tra il fogliame della vegetazione, altre sembrano distrattamente appoggiate a terra.
Per poter percorrere tutto il sentiero servono un paio d’ore, così dicono. Io ne ho impiegate tre e non mi sono nemmeno spinta sino in cima. Mi sono persa ad annusare il profumo del bosco, a vedere lo sguardo rapito dei giapponesi che s’inchinavano davanti ad una pietra scolpita e mi sono fatta trascinare dal lento flusso di visitatori che cercavano di raggiungere un punto d’osservazione.
Che strano essere qui, internet toglie un po’ il gusto della sorpresa, pare sempre di essere già stata in un luogo anche se ci hai messo piede per la prima volta. Eppure, fortunatamente, riesco ancora a stupirmi, mi ritrovo agli incroci in mezzo al bosco e penso che non è affatto corrispondente all’idea che mi ero fatta. E’ come camminare senza meta, come voler arrivare in fondo al percorso solo per dire di averlo fatto tutto. Rallento e aiuto una coppia a farsi una foto senza folla alle spalle. É un po’ come dirigere il traffico. Mi sento un ghisa milanese (in dialetto significa vigile urbano), un Alberto Sordi senza giacca in pelle e senza fischietto. Dopo aver scattato la foto mi fermo a chiacchierare con loro e mi spiegano una cosa molto interessante.
Le scritte nere sopra i torii non sono altro che nomi di aziende. Già, essendo Inari il protettore degli affari di commercianti e artigiani, i torii vengono periodicamente sostituiti per lasciare il posto a nuove attività commerciali che vogliono affidarsi ad Inari. Per fare un esempio di quello che può esserci scritto, posso pensare a : “polleria da Ignazio, allevati all’aria aperta”, “Azienda di computer kyotoline, informatica e supporti elettronici” “sartoria da Piera, dal 1890 i migliori kimono del Giappone”. Non so il giapponese ma immagino ci sia scritto qualcosa del genere.
E io che pensavo ci fossero incise delle preghiere o frasi religiose. Perciò, se questi suggestivi corridoi lunghi centinaia di metri, dove tutti i torii arancioni sono allineati con precisione maniacale, vengono visti in un senso, creano un’atmosfera delicata e contemplativa, se vengono invece visti dal lato opposto, sono una specie di pagine gialle delle attività commerciali.
La cosa potrebbe far sorridere ma, ogni persona determina la grandezza di un paese. Ogni singolo individuo rende un servizio alla propria comunità ed è anche grazie al gesto di uno solo che le cose possono cambiare. Questo paese è grande perché tutti seguono le regole. É pulito perché gli abitanti lo tengono pulito ed è ospitale perché le persone sono gentili con tutti.
Pensavo di trovarmi al cospetto di un antico sentiero e invece viene rinnovato continuamente per far sì che il legno non perda la sua lucentezza e la struttura sia sempre solida. Perciò, se per mantenere sempre impeccabile un luogo di culto dedicato alla divinità degli affari, si deve ricorrere alla sponsorizzazione, ben venga. E’ grazie al fornaio, al parrucchiere, alla ditta di cosmetici, al salone di bellezza e al fruttivendolo se ogni giorno dell’anno possiamo tutti godere di un sentiero così particolare e unico al mondo.




























