Fantasia: “Facoltà dello spirito di riprodurre o inventare immagini mentali in rappresentazioni complesse, in parte o in tutto diverse dalla realtà.”

La signora Catherine Marie-Agnès, in arte Niki de Saint Phalle, di fantasia ne doveva avere in quantità.

Ho sempre pensato che il ‘genio’ sia connaturato, perciò, riuscire a concepire una cosa di sana pianta oltre ad essere un atto formidabile è anche incredibilmente raro. L’ artista, invece, (sempre a parer mio) si forma grazie all’estro e alle contaminazioni sensoriali. L’artista viene quindi ispirato, travolto e ammaliato dalla natura, dalle sensazioni personali, da accadimenti di valenza sociale o dal lavoro di altri.

Un po’ ciò che accade a Niki che, durante un soggiorno a Barcellona, s’invaghisce dell’eccentrico lavoro di Gaudì mentre è in visita al Parco Güell.

Sarà proprio all’artista spagnolo che s’ispirerà per la realizzazione di questo parco toscano. (Certo che poteva andarci peggio…pensa se, invece di andare a visitare il Parco Güell, fosse partita per l’Islanda e fosse capitata nel museo fallologico di Reykjavik…)

Il progetto di questo giardino pieno di colori ha inizio nel 1979; l’artista costruisce varie statue dalle forme estrose e innaturali collocandole in diversi punti del parco.

Per qualche anno la sua dimora sarà questa assurda costruzione ricoperta di specchi rotti e incollati a mo’ di mosaico su tutte le superfici. Me la immagino nelle giornate di sole, mentre cammina per casa con il viso bianco cadaverico perché cosparso di crema protezione 50 e occhialoni da sciatore con lenti scure. L’abitazione è dotata di ogni confort: camera da letto, zona pranzo, bagno e cucina…che poi…in pieno agosto, con tutta la luce che rimbalza sulle pareti, avrebbe potuto cucinare una fiorentina senza alcuno sforzo semplicemente lasciandola su un piatto al centro della stanza.

Se ti alzi la mattina in questa camera da letto, il rumore della sveglia è l ultimo dei tuoi problemi.

Se i colori fossero note questo parco sarebbe un vero frastuono. Mi aggiro tra gli alberi e gli stretti viottoli di terra battuta senza averci capito molto delle indicazioni della mappa. Mi muovo come i pipistrelli grazie alla ecolocalizzazione: per capire dove andare seguo il suono dell’otturatore delle macchine fotografiche e le stridule voci dei bambini che gridano “guarda quello!”.

Non posso dire di aver fatto una passeggiata rilassante, il caldo certo non aiutava (in estate portatevi borracce colme di acqua), ma l’idea di dover cercare le statue per non perdermene nemmeno una con l’ansia di una caccia al tesoro, non mi ha fatto apprezzare del tutto questo luogo.

Ci sono dei particolari indubbiamente simpatici, come le decorazioni del colonnato o il drago verde fluorescente della fontana; nel complesso, non è un parco dove potersi rilassare ed osservare l’arte, piuttosto un percorso da fare tappa dopo tappa e forse questo è l’aspetto che mi è piaciuto di meno diciamo che, più che un parco,  è un vero museo all’aperto.

 

 

 

 

 

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