In scozzese Cutty Sark significa ‘sottoveste’.
Che nome strampalato da dare ad un clipper di quasi mille tonnellate. Il veliero, varato nel 1869, gareggiò alla ‘corsa del tè’ per il titolo di imbarcazione più veloce nel suo trasporto, battendo di fatto la rotta Cina- Inghilterra per svariate volte. (portava nella sua pancia anche il famoso tè del Sig. Twinings).
Ho visitato diverse imbarcazioni nei miei viaggi e questa, a dire il vero, si è rivelata una tra le più brutte. Anche stavolta, spinta dall’irrefrenabile curiosità, ho abboccato all’amo come un tonno. Il fatto è che, quando lessi che avrei potuto salire sulla coffa e fare finta di essere una vedetta con la mano tesa davanti agli occhi e l’indice puntato verso prua ad indicar ‘terra!’… mi sono esaltata tantissimo.
Già immaginavo grandiosi selfie fatti lassù in alto, abbarbicata sull’albero maestro con le mani ustionate dallo sfregamento con le ruvide corde. Praticamente un misto tra Tarzan e Ruoppolo del film ‘i pompieri’. Peccato che, una volta a bordo, ho visto la brina che irrigidiva le corde e quel sottile ma infido strato di ghiaccio che ricopriva il pontile, ed ho subito controllato se nella bocca avessi ancora tutti i denti. Va bene assomigliare ad un vecchio lupo di mare, ma non fino a questo punto.
Il grande veliero è incastonato in una struttura in vetro sfaccettata che dovrebbe, suppongo, assomigliare all’acqua dei mari solcata dall’enorme scafo in legno ed, in effetti, è un’idea piuttosto singolare e d’impatto visivo.
Entro con un certo entusiasmo nella pancia del Cutty Sark e, dopo un paio di passi, mi rendo conto che non c’è una benamata ceppa da vedere. Finti scatoloni di legno e pannelli colorati dovrebbero far pensare all’enorme quantitativo di merce trasportato da una parte all’altra dell’Oceano ma a me tutti questi cubi sporchi appoggiati qua e là un po’ alla rinfusa, mi danno la sensazione di una ‘vetrina in allestimento’.
Anche le cabine del capitano non sono un granché, interessanti certo, con il vecchio gabinetto quadrato in legno, i letti così stretti e corti da permettere di intuire che l’altezza, non era affatto il punto di forza degli uomini nei secoli passati ma, oltre a questo, nulla di così particolare.
Scatto foto senza senso e provo a suonare una campana che non ha il batacchio. Un bambino si mette a correre sul pontile e scivola sbattendo la faccia a terra e, pattinando col mento per un paio di metri come una palla da bowling in pista, finisce con la fronte proprio contro le gabbie per le galline che, se non fosse stato per questo incidente, non avrei nemmeno notato.
La visita si conclude al piano inferiore, sotto lo scafo ed è lì che trovo una delle collezioni più belle mai viste. Si tratta di antiche polene del diciannovesimo secolo, di fatto la collezione di statue lignee più grande al mondo. Ci sono diversi personaggi e sono tutti scolpiti con la precisione riservata alle vere statue e dipinte con splendidi colori brillanti. Queste decorazioni servivano a far riconoscere la nave anche a coloro che non sapevano leggerne il nome e a dimostrare la ricchezza e la potenza dei loro proprietari. Gli egizi in antichità sceglievano un animale come scultura, per augurarsi che la nave potesse avere le virtù della bestia scelta. Notoriamente infatti la polena è un abbellimento scaramantico fatto per lo più per ingraziarsi la benevolenza delle divinità o della fortuna per la lunga navigazione. Dal 1500 fino al 1800 proprio l’Inghilterra è stato uno dei paesi più attenti a questo tipo di abbellimento, la polena infatti era il simbolo di prestigio per eccellenza, non solo per la singola imbarcazione ma per tutta la nazione.
Questa collezione è senza dubbio la cosa più singolare ed affascinante di questo museo.








































