Autore: Alex Roggero
“L’America è un’interminabile lungometraggio che va visto senza interruzioni, senza intervalli. É necessario muoversi continuamente per mantenere la sospensione dell’incredulità. …Ogni volta che un viaggiatore si ferma, o meglio, ogni volta che un europeo si ferma in qualche paese…viene assalito da un dubbio. Il dubbio che dietro a tutte quelle emozioni ci sia il nulla.”
Il libro viene pubblicato nel 1998 e, nonostante non ci sia alcun riferimento temporale, immagino che il viaggio raccontato sia stato fatto agli inizi degli anni Novanta. Alex ci regala un diario della sua impresa oltreoceano, frizzante e scorrevole.
Un’itinerario completamente improvvisato, che lo porta da Pittsburgh a Denver attraverso gli Stati americani passando per Cleveland, Cincinnati, Memphis, Dallas, San Antonio, Del Rio, Tucson, Chicago ed altre città più famose o minori. A bordo del torpedone azzurro con un levriero in fiancata è tutto particolarmente entusiasmante. Anzitutto, viaggiare su strada ha un ritmo lento che non è paragonabile a nessun altro mezzo di trasporto. I paesaggi che scorrono fuori dai finestrini sono molteplici ed ognuno è unico per natura, proprio come i passeggeri che viaggiano in corriera. Marines, giovani che scappano di casa, gang, anziani, stranieri e lavoratori.
Le stazioni degli autobus della Greyhound, che negli anni Trenta e Quaranta erano le più eleganti (progettate da architetti in stile art déco), col passar degli anni e l’avvento dell’aeroplano, sono diventate luoghi nei quali girano persone poco raccomandabili come ladri, prostitute, spacciatori, maniaci e papponi. Ma Roggero non si fa frenare da nulla e ci racconta la sua avventura in maniera simpatica ed intelligente, portandoci a scoprire i segreti della blacktop (l’asfalto nero che dritto corre per km e non se ne vede la fine) , della storia delle autostrade americane, dei famosi viaggiatori che hanno ispirato intere generazioni coi loro romanzi, degli hobo e di quanto gli States sono da sempre tutto e il contrario di tutto.
Come tutte le storie americane che si rispettino, anche quella di questa famosa compagnia di bus nasce dalla fortuita intuizione di un immigrato squattrinato Carl Eric Wickman che, in cerca di fortuna, parte dalla Scandinavia per lavorare nelle miniere del Minnesota e nel 1930 fonda la Greyhound. Lasciato il lavoro da minatore, acquista un mini van e porta i suoi ex colleghi da casa a lavoro e da lavoro a casa, facendo pagare loro la corsa. Intuisce così l’utilità di un trasporto pubblico ed in pochi anni diviene il proprietario della più importante agenzia di trasporti americana.
“La corriera, ancora una volta, è piena di gente simpatica. Ci sono moltissimi messicani, un paio di soldati e qualche turista con il sacco a pelo…”
Il viaggio non è fatto solo si bei luoghi, descrizioni di paesaggi, momenti esilaranti o sconvolgenti e tappe da raggiungere, c’è un solo elemento che può rende una storia di viaggio più interessante di un’altra ed è: il fattore umano. I compagni di viaggio che incontra tra i sedili di quei pullman azzurri e argento, delineano perfettamente la società degli anni Novanta e ci fanno riflettere sul passato del Paese.
Davvero un testo molto piacevole da leggere, interessante e brillante.
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