Definirlo un museo è davvero riduttivo. All’interno ci sono nove diversi percorsi allestiti senza soluzione di continuità. I primi tre sono i più interessanti perciò li lascerò per ultimi. Iniziamo…

York è famosa per essere la città del cioccolato e, tra i tanti creati qui, il più conosciuto è sicuramente il kit kat. Una parte del museo è dedicato al cioccolato, l’ingrediente dei dolci più amato al mondo e alla storia delle industrie che lo producono da più di un secolo.

Subito prima delle stanze che spiegano la lavorazione del cacao, si trova una trincea. Sì, una vera trincea e sì, non hanno alcuna connessione tra loro questi spazi espositivi.

La trincea fa parte dell’allestimento a tema ‘guerra’. Ci sono foto di uomini in uniforme, c’è un finto vagone del treno che simula il viaggio dei soldati condotti fuori città; ci sono attrezzature da campo di varia natura e divise militari. Non il genere di collezione che mi entusiasma, infatti scorro tra le sale senza alcun interesse. Allo stesso modo ho trovato poco avvincente l’ultimo percorso: quello dei sotterranei dove si trovano le prigioni. Ambiente completamente dipinto di bianco, spoglio e nel quale si trovano solo cancelli in ferro e registrazioni di voci e grida di ex detenuti.

Poi ci sono altre tre esposizioni molto brevi ma simpatiche: l’evoluzione della cucina nei secoli, dalla pentola sul fuoco del camino, al forno in ghisa, per arrivare alle cucine degli anni Quaranta, Sessanta e Ottanta. Ricche di oggetti e di dettaglia, nonostante l’allestimento sia un solo corridoio, devo dire che fa il suo effetto.

Stessa cosa vale per la ricostruzione di una breve strada cittadina tipica inglese, allestita con oggetti, cartelloni pubblicitari, colori e prodotti degli anni Settanta. Nei vari spazi ci sono sempre a disposizione degli abiti o dei cappelli per potersi travestire e fare delle foto adattandosi allo stile dell’epoca.

E si può indossare qualcosa di particolare ed eccentrico anche nel corridoio degli abiti. Delle teche in vetro contengono alcuni degli abiti più particolari mai visti, come un vestito da sera con una gonna così gonfia e sbrilluccicante, da ricordare le sfere che si attaccavano al soffitto delle discoteche.

Ma ora veniamo ai pezzi forte del museo.

Se non siete ludopatici, lo diventerete.

“Aspetta cambio altre 5 euro, hai il bancomat?”

“Ma smettila Daniè! Hai già speso dieci euro!”

“No mi mancano ancora quei giochi là in fondo.”

“Ma che ti importa. Dai andiamo”

“No! Devo farli tutti!” e con un sorriso ebete e le orbite degli occhi grosse come la luna piena, inserisco la carta di credito nella macchinetta per il cambio valuta. Le monete scendono come pioggia metallica. Las Vegas sembra vicina.

“Dai facciamo gli ultimi, io premo e tu filmi, anzi no! Tu premi e io filmo. Vai!”

La mostra s’intitola ‘toy stories’. Si tratta di una sala piena di giocattoli d’epoca ancora funzionanti. Non sono solo belli da vedere ma, una volta inserita la moneta, producono suoni e movimenti che ti fanno letteralmente ridere per la loro semplicità. Quello sui fantasmi ad esempio, riproduce lo scenario di un salotto di una casa elegante all’interno della quale un uomo sta leggendo seduto in poltrona. Parte una musica lugubre e degli oggetti iniziano a muoversi. La porta alle sue spalle si apre e fa capolino un fantasma, uno esce da dietro la libreria e…te ti ritrovi a ridere perché pensi: come diamine facevano a guadagnare? Dopo che il primo bambino aveva inserito la moneta e tutti avevano visto il meccanismo, perché mai spendere altri soldi per rivederlo?

Che sia cambiato anche il nostro modo di stupirci delle cose?

Lasciamo la sala dei divertimenti retrò e torniamo all’ingresso. Mancano i due ambienti più affascinanti del museo.

Delle stanze arredate fedelmente come il secolo scorso, danno il benvenuto al museo. Cani impagliati distesi accanto al camino, lenzuola ricamate, sedie in legno intarsiato, quadri con scene di caccia e tavole imbandite. Ti soffermi in ogni ambiente per non perdere nemmeno un dettaglio e poi…arrivi davanti ad una grande finestra e guardi giù. Ai tuoi piedi si trova una strada in penombra che sembra il set cinematografico di un film sulla Regina Vittoria.

Delle scale conducono fino a Kirkagate. Un’intera strada (con le sue diramazioni) ricostruita fedelmente, con case a graticcio, rimessa per le carrozze, scuola, vicoli coi panni stesi ad asciugare, la stazione di polizia, i negozi e le botteghe di artigiani. Si può entrare nella farmacia, nel negozio di giocattoli e fermarsi a guardare le vetrine del gioielliere e del calzolaio. Dei figuranti in abiti eleganti di inizio secolo conferiscono ancora più carattere a questo luogo davvero bene realizzato.

Nel complesso è uno dei musei più articolati che abbia mai visitato. Ci sono più di una decina di spot in cui far giocare i bambini, il che lo rende un musei adatto anche ai più piccoli ma, la cosa forse più interessante, è che questo luogo fu inaugurato nel 1938. Già, un certo John Kirk, allestì il museo della vita quotidiana all’interno delle prigioni del castello.

Senza ombra di dubbio, se si passa d aYork, vale la pena visitare questo luogo.

 

 

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