Autore: Gertrude Bell

É la fine del 1800 e lei ha quasi venticinque anni quando lascia l’Inghilterra per recarsi in Persia. Ha studiato ad Oxford è un archeologa colta, preparata, piena d’entusiasmo e curiosità. Sarà anche un agente segreto britannico e collaborerà con Lawrence D’Arabia durante la prima guerra mondiale, ma questa è un’altra storia.

Bell è un’ottima scrittrice, ci regala capitolo dopo capitolo tutta la magia dell’Oriente che tanto l’ha ammaliata. La Persia che ci descrive è fatta di sabbia fine che si insinua nel respiro, di incantevoli giardini nascosti, di eleganti sale da tè sulle sponde del fiume, di mercanti insistenti e di chiari di luna.

Si trova a Teheran mentre dilaga il colera; passeggia tra le stanze dello Scià piene zeppe di pietre preziose e gioielli; si muove lenta tra i banchi dei mercati e ne descrive tutti i colori, gli odori e gli sguardi, sembra quasi di vedere le mani che si muovono su stoffe pregiate e il soffio di vento che solleva piccoli granelli di spezie dai grandi cestini; ha la stessa eleganza e puntualità nel descrivere il bazar quanto nel presentarci le persone, è sublime. Viaggia a cavallo per vie che non esistono più, quelle vie che ancora non erano state cancellate dal turismo che di lì a poco avrebbe imposto le sue strade.

“Nel profondo del cuore, dice un filosofo, ogni uomo è un viandante. Ahimè! Temo che questo assioma sarebbe più vero se egli si fosse limitato a dichiarare che ogni uomo ama immaginarsi come un viandante, poiché quando si arriva al dunque non ce n’è uno su mille che sappia spogliarsi dei vincoli dell’esistenza civilizzata: i legami e le comode abitudini che per la lunga pratica gli sono diventate gradevoli, di una vita in cui la sicurezza compensa ampiamente la monotonia….”

É un testo intelligente, gentile, acuto, diretto, simpatico e con piccoli scorci di paesaggio memorabili così ben descritti che sembra quasi di poter prendere parte a quella magia.

“…la luna inondava il cielo, e laddove l’ombra del muro finiva, quell’intensa luminosità filava persino attraverso le palpebre chiuse. Il mondo era troppo bello per dormire.”

 

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