Quando si parla di cimiteri mi vengono sempre in mente due scene. Verdone che stringe a due mani uno spampanato mazzo di fiori e con la fronte corrucciata si aggira tra le tombe in cerca di un tizio dal nome Sorriso, Rise, Risata, Me vie’ da ride’… e Totò che presenta il suo progetto di tomba monumentale al povero Peppino. Adesso, dopo aver letto Cemetery Safari, mi rendo conto che non solo si può sorridere dei cimiteri anche senza una battuta da Cinecittà, ma che sono luoghi molto più interessanti di quanto si sia portati a pensare.

Quando hai scoperto che i cimiteri potevano essere dei luoghi perfetti da inserire in un itinerario di viaggio?

“Sono una ragazza curiosa che ha studiato storia dell’architettura, che fa la guida turistica e scrive di viaggi. Ho sempre cercato il bizzarro, l’insolito e il curioso, e nei cimiteri abbondano. La passione per i cimiteri è nata quando ero bambina e quando mio nonno mi ha regalato l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Quel libro mi ha aperto le porte di tutti i cimiteri del mondo”

Perché qualcuno dovrebbe visitare un camposanto?

“I motivi che rendono un cimitero interessante sono molti: l’arte e la storia, ma anche la curiosità verso le singole vite, di cui vengono date poche informazioni (nascita, morte, nome, fotografia), e il resto lo ricostruisce l’immaginazione. Ma l’ho pienamente realizzato al cimitero ebraico di Praga, un concentrato di storia, emozioni e romantica bellezza.” 

Quanti tipi di cimitero esistono al mondo?

“Ne esistono tantissimi tipi, almeno quante le confessioni religiose del mondo. Noi siamo abituati ai classici cimiteri monumentali all’italiana, con impianti geometrici, cappelle funebri e colombari, ma già spostandoci verso l’Europa del Nord, troviamo gli affascinanti cimiteri-giardino molto simili a quelli del nord America di tradizione protestante.  É sempre bello scoprirne di nuovi ad esempio ultimamente mi sono appassionata all’iconografia dei cimiteri puritani del New England.”

Venire a spasso con te per cimiteri è un’esperienza unica e divertente, proprio come promette la copertina del tuo libro, ho trovato interessante ogni singola parola scritta, dalla prima all’ultima, non potevo far a meno di continuare a leggerti tanto ero coinvolta in queste passeggiate fuori dall’ordinario. Ci sono tantissime storie che mi hanno colpito e delle quali ignoravo l’esistenza, come quella del sommergibile Hunley, (il più sfigato del mondo), o come i cimiteri con il negozio di souvenir all’interno. Per non parlare di quello dedicato ai circensi o delle tombe registrate su google maps. Non sapevo nemmeno che sulla tomba dell’assassino di Lincoln venissero lasciati i penny con la faccia della vittima all’insù. Mi ha fatto venire in mente il mio viaggio in Russia. Lì ho scoperto che, in segno di rispetto e ammirazione, vengono lasciate delle caramelle sulle tombe degli artisti che hanno reso celebre il Paese. Ti è capitato di vedere una cosa simile in altri Stati?

“Ovunque nel mondo, da sempre, i vivi portano doni sulle tombe dei morti. Per alcune culture sono offerte di cibo, oppure oggetti di uso quotidiano da utilizzare nell’aldilà, per altre sono mazzi di fiori. Ho visto penne sulle tombe di scrittori, plettri sulle tombe di chitarristi, bottiglie di liquore sulle tombe di poeti e musicisti, un posacenere sulla tomba di Camilleri, un pezzetto di marijuana sulla tomba di Jimi Hendrix. C’è sempre il pensiero che le persone debbano continuare le loro attività anche oltre la morte.”

Claudia hai presente il telefilm Netflix Santa Clarita diet? Credevo che Drew Barrymore spostasse cadaveri con una facilità sbalorditiva ed invece leggendo alcuni capitoli del tuo libro ho capito che la realtà supera ancora una volta la fantasia. Ci sono stati morti che non hanno avuto “vita” facile a quanto pare. Perché spostare le salme?

“A volte è marketing, a volte è sfiga. È marketing nel caso di grandi personalità che sono state traslate in nuovi cimiteri per aumentarne la popolarità e vendere le sepolture. È successo a Molière e Cyrano de Bergerac, spostati al Pére-Lachaise nell’800, ed è successo anche a molti eroi della rivoluzione americana, andati a promuovere vari cimiteri della East Coast. A volte invece è sfiga, come nel caso della moglie di Edgar Allan Poe, i cui resti furono sepolti a New York, poi scomodati dalla costruzione di un’autostrada, finiti in una fossa comune e infine recuperati da un fan disturbato di Poe.”

In passato ne ho visitati un paio e leggendoti mi sono ricordata di quanto sia affascinante l’utilizzo promiscuo all’interno dei cimiteri-giardino, luoghi che praticamente diventano punto di aggregazione per tutte le età.

“Hai ragione. Io ho fatto quasi tutto in un cimitero, tranne naturalmente le cose inappropriate! Ho mangiato, letto libri, incontrato amici, passeggiato, fatto pisolini. I cimiteri sono luoghi per i vivi, non per i morti.”

Quali sono gli epitaffi più strani che hai letto?

“Il più bello forse è quello che John Keats scelse per sé e che si può leggere sulla sua tomba al cimitero acattolico di Roma: -Here Lies One Whose Name Was Writ in Water-. (qui giace Uno il cui nome fu scritto nell’acqua). Uno dei più interessanti: -Per favore non pregate su questa tomba- trovato nella sezione anarchica del cimitero di Carrara. Il più assurdo: -Fratello di Charles Dickens-.”

Cimiteri sul web, cimiteri con gift shop, cimiteri che si trasformano in cinema, insomma, quali sono gli usi più strampalati che hai scoperto in giro per il mondo?

” Premetto che voglio troppo andare a Hollywood Forever per la serata cinema di Halloween, a guardare un film horror tra le tombe degli attori. A parte questo, direi che le lezioni di aerobica al cimitero cinese di Bangkok sono un uso interessante.”

Cosa c’entra Bonaparte con i cimiteri?

“Fu Napoleone a emanare una legge europea  (l’editto di Saint Cloud) che metteva nero su bianco le caratteristiche dei nuovi cimiteri, realizzati secondo criteri igienici che erano già stati individuati anni prima da scienziati e illuministi. C’è da dire che, nel Granducato di Toscana, una legge molto simile venne promulgata ben 30 anni prima dell’editto di Saint Cloud, da Pietro Leopoldo di Lorena.”

Il cimitero più antico che hai visitato?

“Escludendo le chiese e i siti archeologici come le necropoli e le catacombe, direi che il più antico che ho visitato è il King’s Chapel Burying Ground di Boston, del 1630.”

Quello meno, come posso dire, sobrio?

“Il cimitero di Montjuic a Barcellona è davvero pieno di statue, cappelle e monumenti in ogni stile possibile. E se da un lato brilla per la sua ricchezza artistica, spicca anche per il gusto kitsch di alcune decorazioni moderne, come i giganteschi catafalchi di fiori per la festa dei morti.”

Claudia il racconto della tua esperienza a Taiwan mi ha divertito tantissimo, anch’io vorrei gli applausi della gente mentre ritiro i soldi al bancomat e, vorrei non incappare mai negli spiriti dei portafogli! Quali sono le credenze più strane nelle quali ti sei imbattuta?

“A Taiwan mi sono proprio appassionata alle leggende e superstizioni locali. Oltre a quello degli spiriti che abitano nei portafogli, (hai ragione è esilarante) c’è anche quella dei cani neri, che secondo i taiwanesi sarebbero la reincarnazione dei cani mangiati dai loro antenati bramosi di vendetta sul genere umano. (a Taiwan non si mangiano più cani da almeno 50 anni). É una storia che ho scoperto dopo aver raccontato in ostello che, durante il mio giro in motorino, ero stata inseguita da un cane nero. Erano tutti letteralmente sconvolti.”

Qual’è il cimitero che vorresti visitare?

“Ho una lista molto lunga, direi che in cima c’è la Recoleta di Buenos Aires e la tomba di H.P. Lovecraft a Providence.”

Col tuo libro ho fatto dei viaggi al limite dell’assurdo. Mi hai fatto conoscere realtà straordinarie e storie fuori dalle mete più gettonate. Non avrei mai pensato esistesse un turismo del genere e devo dire che ha spunti interessanti sia sul piano socio-culturale che artistico. Dopo un tour così ricco devo chiedertelo, Claudia che cos’è il viaggio per te?

“È una domanda difficile, a cui non so rispondere con esattezza. Quello di cui sono certa è che per me il viaggio ha a che fare con la curiosità, quella che si alimentata e si soddisfa visitando nuovi luoghi e incontrando culture diverse.”

Se mi permetti, non trovo maniera più appropriata se non concludere la nostra chiacchierata con l’epitaffio di Mel Blanc, voce dei personaggi della Warner Bros.

That’s all, folks.

sdr

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