Pablo Picasso disse (non so a chi e non so quando perché non c’ero) che “i colori seguono il cambiamento delle emozioni“.

Adoro frasi come questa. Non dicono nulla eppure dicono tutto, o forse, dicono chiaramente tutto ma alla fine…non hanno detto nulla. Sono quelle …come: la vita è fatta di alti e bassi.  Chissà chi è stato a dire una cosa del genere, seppur così scontata ed ermetica, ha viaggiato di bocca in bocca nei decenni sino ad arrivare sulla punta delle nostre lingue. Nessuno, che io sappia, ha mai rivendicato queste perle di saggia inutilità. Peccato.

Ma tornando al buon Picasso, che sia frutto dei suoi pensieri oppure no, è certo che ad ogni emozione si addice bene un colore, e questa teoria è inattaccabile.

Rabbia, amore, felicità, spensieratezza, tristezza, dolcezza, euforia… se dovessimo dar retta a tutte le associazioni colore-emozione qui a Burano, ci sarebbe da diventar così matti che persino Billy Milligan arrossirebbe guardandoci.

M’inebrio della quiete e, come un canguro ubriaco, saltello su e giù dai ponti sporgendomi di tanto in tanto sul canale per rubare lo spazio del riflesso alle case color pastello.

“Voglio ridipingere casa”

“Di che colore la fai?”

“Pensavo ad un azzurro”

“Ma Azzurro come?”

“Carta da zucchero?”

“Secondo me ci sta malissimo con il verde che hai accanto”

“E allora blu”

“Ma blu come?”

“Blu cobalto”

“Secondo me ci sta malissimo con il fucsia della casa davanti”

“E allora rosso”

“Ma rosso come?”

“Rosso ciliegia”

“Secondo me ci sta malissimo è troppo simile a quello della casa infondo al vicolo”

“Che palle!! E allora giallo”

“Ma giallo come?”……

Immagino conversazioni infinite per la decisione del colore delle facciate e mi scappa un sorriso.

Una ragazza con il vestito lungo a fiori si sta facendo fare delle foto. Sorride mentre si appoggia con le spalle ad un vecchio portone. Ci sono delle anziane signore che la guardano. Immobili come i loro sguardi, con i sederi appoggiati su delle sedie di plastica bianca.  Dalla fontana a lato della piazza, scende qualche goccia d’acqua che maleducata interrompe il silenzio. Le lenzuola stese sul terrazzo poco distante frustano l’aria col loro profumo di pulito.

Il tempo sembra scivolare lento come le barche su questi canali. Uno spazio cittadino surreale, si ha la sensazione di passeggiare in un dipinto.

E se fossi veramente in un dipinto? Potrei certamente avanzare delle pretese dato il mio (scontato) ruolo da soggetto protagonista.

“Pittore potresti farmi un po’ più alta per favore?”

“Va bene”

“Già che ci sei anche un po’ più magra?”

“Va bene”

“E potresti dipingermi i capelli lunghi fino a sotto il sedere, che ne so, magari mossi dal vento”

“Va bene”

“Ah e mi raccomando… il vestito fallo verde!”

“Ma verde come?”

Ps. Col vaporetto (provenendo da Venezia), scendete a Mazzorbo, la fermata subito prima di Burano. Sono solo 4 minuti a piedi verso il centro, ma riuscirete a passare attraverso un piccolo giardino che si affaccia sul mare. Incantevole.

 

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