Leggo volentieri i libri scritti da viaggiatori che raccontano le loro imprese e, recentemente, mi sono imbattuta in un titolo che definirei accattivante: “Permettimi d’insistere”. Un piccolo volume che racchiude la storia di Andrea, un ragazzo in cerca di un cambiamento, desideroso di costruirsi un futuro diverso. In poco più di un centinaio di pagine, ci descrive un viaggio interiore che, in realtà, non è altro che il preludio ad una vita nuova. Andrea di cosa parla il tuo libro?

“Vedi Daniela, quante volte ci diciamo ‘mollo tutto e ricomincio altrove’? Ecco, un giorno io l’ho fatto sul serio! Ho deciso di raccontarlo e l’ho fatto provando a descrivere la mia vita come fosse il menù di una ricca cena. Questo libro è un vero e proprio invito ai lettori a sedersi al mio tavolo. Ogni capitolo è una portata, e ogni portata un fatto realmente accaduto. Perché è stata così la mia vita ultimamente, un susseguirsi di incontri, sapori e cose inaspettate.” 

É esattamente lo stile al quale stavo pensando, mentre sfoglio le pagine, mi sembra di essere il barista che lucida i bicchieri mentre il cliente seduto sullo sgabello con i gomiti sul bancone, mi racconta le sue scelte un passo dopo l’altro. 

“Sai, la mia vita era ricca, oserei dire, invidiabile, un’ottimo lavoro, tanti amici, un eccellente rapporto con la famiglia, buona salute e, ero circondato da molte altre cose futili che mi facevano star bene (almeno così pensavo). Ero sereno, è innegabile ma sentivo che non ero me stesso. Mi stavo stretto, diciamo così. In questo mio libro ho appuntato le riflessioni di un quarantenne  che si prepara a cambiare la sua vita e non sa ancora come ma, la cambierà.” 

Andrea, arrivata a metà del libro mi è sembrato di essere davanti ad una classica crisi dei 40anni, una di quelle che a Hollywood avrebbero descritto con una pellicola ironica e divertente lunga 80 minuti. 

“Pensavo pure io che si trattasse della mia crisi dei 40 ma, è durata un po’ più di ottanta minuti. Dopo aver lavorato per due anni a Dubai, mi sono tolto giacca e cravatta e ho messo lo zaino in spalla. Per 300 giorni ho attraversato a piedi, in autostop e con i mezzi pubblici, tutto il Sudamerica. Ho capito che è il tempo ad essere la nostra vera ricchezza. Non tutte quelle cose inutili di cui mi e, ci, circondiamo.” 

In verità Andrea tu non parli di questa incredibile avventura, non accenni nemmeno al Sudamerica. So che prossimamente troveremo il racconto di questo lungo viaggio in un tuo secondo lavoro perciò, adesso, non posso che ’accontentarmi’ di fare qualche domanda a proposito dei tuoi ultimi due anni lavorativi e più precisamente vorrei che tu mi parlassi di Dubai, una città che non ho mai visitato e che a dir la verità non è tra le mie top 10, per adesso. 

“Le guide turistiche non dicono che, al di là dello sfarzo e della ricchezza, a Dubai, c’è un dietro le quinte, fatto di una forte stratificazione sociale e di numerose comunità provenienti da diversi paesi. Il 90% circa dei residenti sono expat e, in quella babele di razze, convivono in totale equilibrio tra loro ricchi, meno ricchi, religioni diverse e culture agli antipodi. Dubai mi ha anche lasciato un grande senso di tolleranza oltre che una grande sensazione di internazionalità. Ci sono cose del mio lungo soggiorno in Dubai che non scorderò mai come ad esempio la mia partecipazione ad una pièce teatrale nei panni di Charlie in ‘Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato’ (portato in scena a Dubai e dintorni); le spensierate scorrerie in auto nel deserto e i barbecue allestiti tra le dune.

Quando andavo a cena fuori a tavola eravamo sempre circa 8 -10 nazionalità diverse. É questa la cosa che mi è rimasta più nel cuore di Dubai, il fatto che non abbia una vera identità definita perchè  la sua essenza è fatta di tanti ingredienti diversi. A quelli che vogliono soggiornarci qualche giorno potrei consigliare qualche gita fuori porta ad esempio: a circa tre ore di distanza c’è la penisola di Musandam, un luogo magico che nulla ha a che vedere con i grattacieli e auto di lusso. Di notte puoi ammirare il plancton che scintilla e di giorno sorridere per i delfini che fanno festa.  

Andate a vedere il deserto di Liwa con le sue bronzee montagne di sabbia. Per i più pigri in città ci sono molte cose da fare, per dirne qualcuna, le migliori iniziative culturali e le gallerie d’arte per me più interessanti si trovano a Alserkal Avenue; gironzolate tra i coloratissimi container del boxpark e andate a mangiare il pesce fritto di Bu Qtair.” 

Prima di Dubai e prima del Sudamerica, che tipo di viaggiatore eri e che viaggiatore dei diventato? 

“Mi definivo un backpacker anche se non ero che un vero pianificatore. Viaggiavo low-cost e, avendo al massimo tre settimane di ferie l’anno, studiavo a tavolino ogni ora del viaggio costringendomi a passare da un luogo all’altro per riuscire a vedere più cose possibili. Oggi, dopo aver portato a spasso il mio zaino per 300 giorni, so che la definizione adesso mi calza a pennello. Avendo a disposizione l’elemento tempo, si ha modo di vedere tutto con occhi diversi e sopratutto spendendo pochissimo. Non avendo scadenze da rispettare, traguardi da raggiungere o quella frenesia che ti sballotta la mente, è tutto più semplice e allora ti puoi permettere di fare autostop ed aspettare un passaggio per molte ore, puoi permetterti di decidere di prendere o non prendere un autobus, di fare un tratto a piedi, di stare sotto la pioggia a sorridere o dormire un giorno intero in un letto al caldo perché sei stanco.”

Andrea, racconti di aver incontrato una coppia di cugini che viaggiavano a bordo di una fiat 500 da Torino a Tokyo, questo a conferma che ogni angolo del pianeta è pieno di biglie impazzite che vagano, come in un flipper. Si lanciano in questo che è un mondo pieno di ostacoli, sorprese, luci colorate e musiche ammalianti. Quanti uomini e donne di tutte le età ogni giorno prendono il coraggio in mano e percorrono strade sconosciute? Quanto ci vuole a fare una scelta del genere ma sopratutto, cosa occorre veramente?

“La tua domanda mi ispira una riflessione: è ‘pazzo’ chi guida una 500 fino in Giappone, chi fa scelte controcorrente come la mia o, è ‘pazzo’ chi accetta di passare la vita a fare ciò che non ama? Sono pochi coloro che decidono di intraprendere strade sconosciute e di uscire dalla propria zona di comfort tuttavia, in viaggio ho scoperto con piacere che sono molti più di quanto pensassi. Per fare una scelta del genere cosa occorre? 

Crederci veramente. Nella giungla amazzonica ho incontrato un viaggiatore tedesco senza braccia e senza gambe e per me è stata una folgorazione. Chi ha dubbi, lo segua su Instagram: @janis.mcdavid. L’esempio vivente del ‘volere è potere’! Ma non basta solo questo, serve anche tanto coraggio e moltissima fiducia nel genere umano. 

Sono certa che per cambiare basta poco. Un taglio di capelli, un’iscrizione a un corso di ballo o di acquagym. Basta lasciare un compagno/a sbagliata, o ristrutturare casa. Sono le piccole scelte che possono fare la differenza e azionare le leve che ti portano su un binario diverso. Tu hai lasciato un lavoro che probabilmente l’ottanta per cento dei tuoi lettori vorrebbe. Tutto questo per inseguire la felicità con la F maiuscola. Dimmi l’hai trovata? 

“Rispondo alla tua domanda citando un passaggio del mio libro:

Non ho trovato la felicità nell’accezione più comune del termine, cioè in amore….però mescolarmi tra persone di tutto il mondo, di culture diverse, sentire la vita piena, scoprire continuamente cose nuove, eccetera, sono stati per me momenti di grande felicità….”  

La felicità è così difficile da definire ma, ci sto lavorando.

Cosa diresti ad uno che di sente sospeso, bloccato, incastrato e sentisse il desiderio essere altro? 

“Non aspettare! Il momento giusto è adesso.”

Andrea con il tuo libro introduci ad un viaggio che in realtà è una presa di posizione con te stesso. Uno spronarsi ad inseguire quell’ignoto che tanto spaventa e che tanto attrae. Permettimi tu questa volta di dirti che non è facile, che ci vuole un pizzico di fortuna oltre al coraggio; come lanciarsi nel vuoto ad occhi bendati, può essere eccitante solo se sai di avere ad un metro da te un materasso o una piscina piena. Chissà, magari seguendo le tue orme qualcun altro lascerà il suo vecchio posto di lavoro per inseguire un sogno. Magari domani, o tra una settimana o tra un anno o chissà. Prima di lasciarti vorrei sapere, per te, che cos’è il viaggio?

“Il viaggio per me è come una bella esplosione di emozioni, è la festa dei 5 sensi.”

“Permettimi d’insistere” è una pubblicazione indipendente in vendita:
– su Amazon, in cartaceo ed eBook;
– su Kobo e Google Play in formato eBook;
Potete trovarlo anche sugli scaffali della libreria “Diari di Bordo” in borgo Santa Brigida a Parma.

 

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