In Provenza, sulle sponde del Rodano, si trova la bella Avignone.

Ricordata da tutti per le curve del suo ponte, celebrato in una filastrocca, cela tra le alte e lunghissime mura, un centro storico elegante e dalle linee pulite.

Il palazzo dei Papi è sicuramente l’edificio più imponente. La piazza antistante è fuori misura, ha la pavimentazione beige, esattamente lo stesso colore di tutti gli edifici che la circondano. Praticamente nelle giornate di sole appare come una spiaggia cocente con costruzioni in sabbia tutt’intorno.

O almeno immagino, visto che sta piovendo a dirotto.

Proprio accanto all’enorme residenza papale che dal 1300 fu dimora di ben sette Papi e due Antipapi (vabbè non so cosa cambi quindi diciamo nove in tutto), c’è la cattedrale. Ampie scalinate conducono ad una piccola facciata  che anticipa un’alta torre quadrata e tozza sormontata da una gigantesca statua dorata della Vergine. Altro che ‘o mia bella madunnina’.

Faccio i gradini con molta calma insieme ad un’anziana che non aveva ombrello, povera donna, non sarebbe potuta essere più fradicia nemmeno avessero cercato d’annaffiarla. Dopo una ventina di minuti guadagno l’entrata con un sorriso di riconoscenza e le scarpe gonfie come due canotti.

Bella, certo, non posso dire il contrario, passo in rassegna le navate come farebbe un contadino anziano ad una mostra di arte contemporanea, con le mani serrate dietro la schiena, lo sguardo fisso, le sopracciglia alzate e la bocca arcuata all’ingiù a mo’ di uno che non ci sta capendo un granché ma che non lesina stupore: ‘apperò, interessante’.

Considerato il maltempo e la grande curiosità, ci mettiamo in coda per il palazzo. Infondo ci hanno vissuto i Papi,  è un palazzo storico, antico, maestoso, potrà mai deludere?

Avrei dovuto capire che era una cagata già dalle prime due sale, completamente spoglie e prive di qualsiasi tipo di attrattiva ma, ho voluto osare e proseguire il lungo ed estenuante percorso.

Inanellando una dietro l’altra non so quante sale, stanze, saloni completamente vuoti con (ogni tanto!) quel che rimaneva di un affresco, mi trascino insieme alle altre come un bambino alle otto del mattino costretto controvoglia ad andare a scuola.

“Oh ragazze siete andate a vedere la cucina?”

“No! dov’è?”

“Dall’altro lato del salone.”

“Ma è lontanissimo!”

“No sentite, ci dovete andare per forza.”

“Ma c’è qualcosa dentro?”

“É veramente bella. Ci sono i vecchi fuochi, il camino, la cucina in legno con tutte le stoviglie in rame appese al muro, riproduzione di piatti e un sacco di oggetti in legno ed utensili strani che che non conosco.”

“Vabbè dai torniamo indietro e andiamo a vedere”

….

“A daniè, ma vaffanculo!”

 

Lo so, sono un’attrice mancata, di quelle un po’ stronze, ma mi stavo annoiando mortalmente. La cucina, ovviamente, era in realtà una piccola sala circolare priva di qualsiasi cosa, se invece di ‘cucina’ ci avessero messo il cartello:  sala del trono, toilette papale, stanza da letto, ripostiglio, sala della musica o stanza segreta di Mr. Grey….sarebbe stato altrettanto credibile.

Proviamo a salire ai piani superiori ma, ad eccezione di qualche modellino e delle statue in roccia, non trovammo nulla. Se non altro è un museo coerente, al piano di sotto vuoto, al piano di sopra…pure.

Usciamo che sta ancora diluviando, corro per qualche metro verso le piazzette limitrofe stando attenta a non scivolare faccia a terra. Un mercato, purtroppo inagibile, aveva organizzato i suoi banchi intorno ad una bellissima giostra coi cavalli. Gli alberi piegati dal vento sbattevano le fronde su romantici palazzi dalle facciate merlettate e stretti vicoli in pietra conducevano ad altre piccole piazze circondate da negozi dalle insegne in ferro colorato.

Porca miseria, la parte migliore di Avignone si nascondeva proprio dietro questo gigantesco palazzo. Peccato non poterla esplorare, scoppia un temporale così violento da far sollevare le sedie ed i tavolini dei bar, l’ombrello non basta più, la furia della pioggia fa scappare tutti verso un luogo sicuro, un riparo o una tettoia.

Mi sento come piuma al vento, sorretta e sospinta dall’aria in movimento e mi sovviene alla mente il caro Giuseppe Verdi che racchiuse tutta la volubilità femminile in una sola frase ‘la donna è mobile’, eppure,  guardandomi intorno, in questa confusione di gambe veloci, impermeabili ed ombrelli, l’unica che resta ferma ed impassibile è quel donnone lassù in cima.

 

 

PS: Se volete visitare Palazzo dei Papi, pagate per l’audio guida. Vi daranno un tablet con il quale vedere delle ricostruzioni di arredamento in alcune parti del palazzo. Trovo la soluzione espositiva orrenda (ma è un mio personale parere) però forse vedrete qualcosa (anche se virtualmente).

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