All’interno del museo di Hiroshima ho acquistato questo libro.

Non l’ho ancora letto.

Un po’ per pigrizia, un po’ per coraggio.

Per mancanza di coraggio ad esser precisi.

6 agosto 1945 ore 8.16 e 8 secondi. Sappiamo tutti che in quel preciso istante una bomba chiamata “Little boy” viene lanciata su questa fiorente città giapponese. Città ricca e florida, sede della Mazda, porto nevralgico per l’intera economia del paese. Un secondo dopo l’impatto con il suolo, la bomba uccide più di sessantamila persone e distrugge tutto quello che ha intorno. I palazzi si sbriciolano, il cemento si frantuma, gli alberi bruciano insieme a tutti i veicoli; si disintegrano vetri, finestre e tutto ciò che è racchiuso all’interno delle case delle vittime.

La città è completamente rasa al suolo, solo un palazzo ha retto alle onde d’urto lasciando a terra le coperture bronzee della cupola. Questo è l’unico palazzo ancora in piedi che ricorda il dolore di una città, tutto il resto è stato interamente ricostruito.

Hiroshima oggi è una città piena di energia, vitalità e allegria. Se provi a scambiare due chiacchiere con gli abitanti ti rendi conto della loro grande curiosità e vivacità. Infondo non sono passati molti anni eppure mi chiedono da dove vengo, alcuni di loro sono stati in vacanza in Italia e lo trovano un paese bellissimo ma pieno di maleducati. Rido e li capisco, qui a casa loro se una persona sul marciapiede va lenta non la si strattona né la si sorpassa ma si aspetta, continuando a camminare dietro di lei con il suo stesso passo, con la sua stessa velocità. Si tratta di rispetto, mi dicono. E hanno ragione. Com’è strano vederli ridere della nostra maleducazione. Qui i sorrisi non hanno prezzo, si regalano per strada a tutti.

Nel Parco della Pace è possibile visitare il museo della storia della città, ciò che era prima e ciò che è stato dopo la bomba. Foto, giornali, documenti, abiti e oggetti di uso quotidiano, divise scolastiche, video e tanto tanto silenzio.

Inevitabilmente un ambiente che fa riflettere. Sarò impopolare ma, non sono un’amante del “ricordo” della “memoria”, io sono per i fatti. Per l’insegnamento del rispetto, per il dare l’ esempio ed eliminare gli errori. Non serve ricordare qualcosa di brutto per non farlo riaccadere più, sarebbe un po’ come mettersi una mano davanti agli occhi e pensare di essere invisibili, questo solo i bambini possono crederlo.

Questa città non chiede nulla, non fa pagare il biglietto, non ha guide turistiche, non vende il suo dolore.

Hiroshima è piena di colori, di alberi e parchi in fiore. Pulita ordinata e ospitale.

Davanti al cenotafio memoriale per le vittime del bombardamento tutti quelli che passano s’ inchinano. Persone che vanno a lavoro, studenti, gente con le buste della spesa o semplicemente di passaggio, si metto in fila e dedicano un attimo alle loro vittime.

Al centro del parco vi è una grande fiaccola che rimarrà accesa sino a che rimarrà anche solo una bomba atomica sul Pianeta. Vederla spenta sarebbe la vera conquista, più di ogni libro scritto, più di tutti i film.

E poi c’è lei, la statua di Sadako Sasaki. Una bambina di poco più di un anno sbalzata fuori dalle finestre di casa lontano centinaia di metri. Nonostante il violento impatto ha trascorso un’infanzia felice, sino ai dieci anni. Poi, nel 1954 le venne diagnosticata la leucemia e dopo pochi mesi la piccola morì. Nel periodo che trascorse ricoverata all’ospedale si dedicò con impegno esemplare alla fabbricazione di origami raffiguranti gru. (per questo la sua statua porta al cielo una gru di origami)

Una leggenda narrava che, se uno fosse riuscito a costruire mille gru di origami (animale simbolo di lunga vita), avrebbe potuto esprimere un desiderio. Sadako voleva tornare a correre e che nessuno più al mondo avesse alcun tipo di sofferenze.

Riuscii a completare 644 origami. Tutti gli altri vennero fatti dai suoi compagni di classe grazie ai quali si deve anche l’impegno per la raccolta dei fondi utilizzati per la costruzione del monumento in sua memoria. Chiunque voglia lasciare una gru di origami all’interno delle teche può farlo e ogni giorno ce ne sono di nuove dai colori sgargianti.

Questi origami rappresentano al meglio l’idea che mi sono fatta di questa città. E non è affatto un pensiero triste anzi, questo luogo infonde coraggio e vitalità.

Hiroshima è un po’ come questa foto.

Noi la vediamo sfuocata ma lei è in realtà, più forte di tutti.

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