Non ho sorvolato le linee di Nasca perché sono una cacasotto.
Questo è il riassunto più sincero.
Ma se volete la versione più lunga della storia, sono obbligata ad un salto all’indietro. Era una tranquilla serata e stavo sorvolando l’Italia di rientro da un viaggio, mancava circa un’ora all’atterraggio quando la voce del pilota annunciata con un tintinnio di campanello, risuona calda e rassicurante sulle nostre teste. “Ci stiamo per imbattere in una violenta perturbazione, ci saranno forti turbolenze, siete pregati di rimanere seduti con le cinture allacciate.” I segnali luminosi delle cinture si accendono e quelli dei bagni si tingono di rosso. Proibito alzarsi.
Io rimetto le cuffie pronta a dormire cullata dal vento.
La signora di fianco a me invece sbarra gli occhi, ingoia e stringe la sciarpa tra le mani con una forza che può essere paragonabile solo ad un climber appeso all’unica corda agganciata.
Chiudo gli occhi.
Lei no.
Arriva il primo sussulto.
Tengo gli occhi chiusi.
Lei no.
Mi direte a questo punto: ‘A Danie’, ma come fai a saperlo?’. Facile… controllavo.
Al terzo scossone l’aereo inizia a twerkare come farebbe un’assatanata tra i divani del Warwick LA.
“Oddio Oddio Oddio Oddio Oddio…” Non faceva altro che ripeterlo.
Tolte le cuffie e messa da parte l’idea del sonnellino, provo a rassicurarla con uno sguardo calmo ma lei mi fissava come posseduta. “Moriremo tutti, oddio cade l’aereo, adesso cade…”
Le prime due hostess compaio cercando ci camminare nonostante il continuo su e giù del veicolo. “Signora si calmi è solo un po’ di turbolenza.” “Stiamo per morire me lo sento! Moriremo tutti!”
Ed eccolo! L’istante preciso in cui il panico s’impossessò della mia anima. Le persone della fila accanto iniziarono a piangere, la coppia dietro di me a singhiozzare, c’era chi strillava qualcuno accennava una preghiera e poi c’ero io, che respiravo nella bustina di carta col logo della compagnia.
Quando finalmente atterrammo, nessuno ebbe il coraggio di guardare negli occhi nessuno. Non ci fu il consueto applauso all’italiana e non ci fu la corsa all’uscita. Tutti rimasero seduti e si alzarono quando era il loro momento.
Io abbracciai il comandante. E lui si fece abbracciare.
Capite bene, dopo quanto appena esposto, che per me volare su un aereo è diventato quasi un atto di sfida nei confronti della mia giovane paura, figuriamoci farlo in una scatoletta di metallo con 6 posti ed un’elica appiccicata sul muso!
Perciò…mentre due del gruppo, senza timore e senza colazione nello stomaco, solcavano i cieli di Nazca, io rimanevo coi piedi per terra e mi godevo la vista delle famose linee guardandole però da dieci centimetri di distanza!
In totale sono state 5 le linee che siamo riusciti a vedere in una giornata e le abbiamo osservare ad una distanza così ravvicinata che potevamo quasi toccarle. Le linee di Nazca sono disegnate sulla sabbia con tracciati che non superano i 5 cm di profondità. La cosa davvero interessante è che non occorre manutenzione alcuna, infatti esse riescono ad ‘autopulirsi’. Tutto si spiega in maniera molto semplice: la composizione del terreno di colore biancastro, ha dei minerali che, col caldo dei raggi solari, producono l’evaporazione di alcune sostanze che si trasformano in gas. Questi gas, più pesanti della sottile sabbia rossa del deserto, riescono a sollevare e spostare tutti i granelli che il vento durante il giorno fa scivolare all’interno dei solchi. Questi sottili scavi saranno perciò perfettamente ‘puliti’ (per così dire) e continueranno ad essere visibili per secoli. (si spera!)
Ma cosa sono queste linee?
Una risposta certa e ufficiale ovviamente nessuno potrà mai darla. Maria Reiche ha studiato e protetto per oltre sessant’anni queste linee e questi deserti, e nemmeno lei potrebbe dire con certezza assoluta lo scopo che avevano. Ma qualsiasi ipotesi proposta, ha un fascino incredibile e credere che siano verità ci da la percezione di vivere in un mondo magico e potente. Ecco quanto scoperto:
alcuni pensano che sarebbero delle figure che suggeriscono il tipo di coltivazione da fare in quella determinata area geografica e quali animali fossero presenti nella zona. Per questo il ghepardo si troverebbe vicino le montagne, la lucertola e la rana in una zona che un tempo, probabilmente, era paludosa o provvista di un corso d’acqua; l’albero e le radici indicherebbero un buon terreno fertile e così via…
Altri invece pensano che potrebbero essere indicazioni per i viaggiatori che avrebbero potuto intuire immediatamente la direzione da seguire senza perdersi in un deserto coì vasto. Il condor indicherebbe le montagne, la balena indicherebbe l’oceano, il pappagallo la direzione della foresta, e via discorrendo…
C’è poi l’ipotesi dei sacrifici alle divinità. Non potendo avere a disposizione prodotti da sacrificare (oltre ai bambini o alle persone che spontaneamente si immolavano in sacrificio ritenendolo un onore), gli antichi avrebbero disegnato prodotti della terra ed animali di dimensioni enormi per permettere alle divinità di vedere dall’alto il loro dono (seppur simbolico).
Non scordiamoci degli extraterrestri. Alla stregua dei cerchi nel grano, delle teste dell’Isola di Pasqua e di tutte quelle cose che ci sembrano impossibili da realizzare con le nostre mani e capacità intellettive odierne, anche le linee per alcuni vengono ritenute il frutto del lavoro di vite aliene. Disegni che fanno parte di un qualche zodiaco o calendario e che potrebbero fornire informazioni interessanti sulla storia del territorio e dell’umanità in generale. Proprio la figura denominata “l’alieno” che tanto si avvicina all’immagine che tutti noi abbiamo in mente pensando ad un extraterrestre, potrebbe in realtà rappresentare uno sciamano. La più alta rappresentanza delle divinità in terra, il più colto tra la popolazione, colui che aveva cognizione del divino e del terreno. Per questo un braccio punta in basso e uno in alto. Ma anche questa è una teoria.
Il bello (o il brutto) di andare avanti per ipotesi, è che qualsiasi cosa detta non può essere verificata, ma nemmeno confutata. Tutto è valido, più o meno credibile a seconda della propria sensibilità e pensiero.
Quello che sappiamo grazie alla mitica archeologa e matematica Reiche è che, con molta probabilità, chi ha disegnato queste enormi figure aveva ben chiara la geometria e riusciva a riportare in scala oggetti disegnati precedentemente in piccolo su altro supporto, compito assai arduo se si pensa che queste linee hanno dimensioni veramente notevoli, come il ragno ad esempio, che misura nella massima estensione 45 metri, o la lucertola che è lunga 180 metri.
Le figure sono più di 800 ma solo alcune sono visibili. Alcune sono così distanti tra loro che non basterebbe una giornata di viaggio per poterle apprezzare.
Poter vederle dal vivo e così da vicino è stata un’esperienza entusiasmante. Qualsiasi sia la loro storia, essere al cospetto di un’opera che si presume appartenga alla civiltà Nazca che ha vissuto questi territori tra il 300 a.C. e il 500 d. C., è incredibile.
Purtroppo, come gran parte dei meravigliosi siti archeologici peruviani, anche le linee sono luoghi che attraggono poco turismo, ciò determina la mancanza di fondi statali che dovrebbero occorrere al mantenimento delle opere e alla prosecuzione delle ricerche. Si pensa che ci siano molte altre linee in tutto il territorio, (il Puma conosciuto anche come Gatto, è stato scoperto solo qualche anno fa) ciò comporterebbe uno studio continuo della zona e l’apertura di altre aree protette per evitarne la perdita o la cancellazione. (come è successo per la cosa della lucertola che è stata mozzata dal passaggio della Panamericana.
Mentre una signora ci chiede la mancia per aver permesso il passaggio dell’auto davanti casa sua per raggiungere una linea, mi rendo conto che la cultura ed i soldi sono due realtà imprescindibili e indivisibili. La cultura ha bisogno di soldi e la cultura genera soldi. Tutti si approfittano della cultura (come ha fatto la signora), non per la cultura stessa, ma solo per i soldi.
ig…il significato dell’alieno e la coda spezzata della lucertola dal panamericana
































