Russia. Le notti che non arrivano mai. Con quel cielo azzurro chiaro che ti accompagna 24h. La pulizia impeccabile delle strade, delle metropolitane e dei giardini. La mancanza di sorriso, persino i bambini ti fissano con aria severa e girano lo sguardo. L’assenza di tatto nella gestualità e la durezza assoluta del tono di voce. Quasi nessuno parla inglese e proprio nessuno si sforza di capirti. Il vero divario tra ricchezza estrema e povertà lacerante. Riconosci subito chi è stato sopraffatto dal capitalismo, dallo sguardo curvo, le mani rovinate, le scarpe ricucite e gli abiti lisi. Poi ci sono i russi ai quali siamo abituati a pensare, quelli del caviale e dei tacchi a spillo marchiati made in Italy. Quelli dei Mercedes coi vetri scuri, quelli che profumano di Chanel e non di sudore. La Russia. Un paese sconfinato con una cultura immensa. Teatri in ogni quartiere, librerie e biblioteche affollate e una venerazione per la danza, la letteratura e il cinema. Attori, ballerini e scrittori defunti hanno un cimitero tutto loro e sulle tombe vengono lasciati fiori e caramelle ogni giorno. Città dove periferia e centro non si mescolano. Dove il biglietto lo fai sull’autobus direttamente alla donna addetta al controllo ed emissione ticket. Città di tossici, barboni e gatte da pelare. Dove vanno ancora di moda i capelli ricci corti sulla testa e lunghi alla nuca.
La Russia religiosa, quella delle file chilometriche per entrare in un monastero a vedere un’ icona.
Il paese dell’ordine, dell’abbondanza e delle case in legno in mezzo alle foreste.
Non ho ancora scoperto il vero fascino di questo paese, non balza all’occhio. Probabilmente ciò che rimane nel cuore sono le storie di vita vissuta. Quelle raccontate dagli anziani colti che hanno perso tutto, la gente che viveva (e vive ancora) nelle case condivise, la gente che ha conosciuto la fame, la paura e la nuova povertà.
Un viaggio particolare, assolutamente diverso dagli altri in una terra che sembra avere più gambe, mosse in maniera casuale, senza sincro e direzione, qualche passo avanti e qualche passo indietro senza senso alcuno. Se non uno. Come il presidente Putin, non c’è nessuno.

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