Autore: David McTaggart

Stavolta non servono presentazioni…o forse sì?

Molto semplice, questa è la biografia dell’ambientalista per antonomasia, il fondatore e direttore di Greenpeace International.

Al suo funerale (marzo 2001) dissero di lui:

“Ha fatto capire a milioni di persone che potevano vedere un problema e agire.”

É assai raro trovare gente come lui: testardo, irrequieto, ambizioso, sfrontato, controcorrente, ribelle e con enormi doti dirigenziali, sin da piccolo ha iniziato a dimostrare le sua indole rivoluzionaria; a soli tredici anni organizzò la ‘giornata nazionale del barbone’ nella sua scuola. Perchè?  Soltanto per opporsi alle severe regole di vestiario imposte dall’istituto.

Scappò di casa da giovanissimo e iniziò a lavorare nelle miniere per dimostrare di potersela cavare da solo ed essere finalmente  indipendente dai soldi di famiglia, che diciamolo, non erano pochi.

“…avevo annusato la libertà e non mi bastava mai…”

David visse tra Canada (casa sua), California, Fiji, New Zealand, Italia (dove morì nel 2001), accompagnato sempre da una dannata irrequietezza che non lo fermò nemmeno difronte l’ amore; non riusciva a stare fermo, neanche dopo matrimoni, nascite di figli o acquisti di case. Uno spirito vagabondo così smanioso da non poter essere ostacolato in alcun modo.   Ed eccolo in mezzo all’Oceano, con altri due squinternati folli come lui, a cercar di sabotare il lancio di un ordigno atomico a largo di Mururoa. Un’operazione difficilissima e pericolosissima non solo per l’ordigno in sé, ma per le conseguenti piogge radioattive che avrebbero potuto investirli se fossero riusciti miracolosamente a salvarsi dall’esplosione. Nudi, fieri e forti, si mostrarono così al mondo a bordo del Vega (la sua prima barca acquistata nel 1970) e l’opinione pubblica rimase stupita e ammirata da contento coraggio e arroganza.

“…ero depresso ma bravo a nasconderlo….ho usato la mia natura ossessiva e irrequieta per far del bene…”

La Francia provò più volte a portare avanti i suoi test nucleari e alla fine, per sbarazzarsi degli attivisti, il governo francese inviò due agenti dei servizi segreti che fecero esplodere la barca di Greenpeace causando la morte di un giovane fotografo. Il mondo ormai aveva imparato a conoscere quei ragazzi combattenti, le loro azioni pacifiche e la loro determinazione nonostante i pericoli, per questo s’indignò. Inoltre McTaggart aveva ormai acquistato un suo peso ai tavoli decisionali alla stregua di politici d’assalto e ministri.  La Francia ammise le sue responsabilità.

Greenpeace negli anni ’80 contava più di mezzo milione di iscritti in 15 paesi ma nonostante le distanze, tutte le sedi sparse per il Globo, avevano una sola voce. Era questa la sua grande forza.

Dopo quell’attentato l’Organizzazione ambientalista raggiunse livelli inaspettati, fu protagonista di numerose battaglie e diverse vittorie. Il 4 ottobre 1991 venne firmato il protocollo del trattato antartico che proibisce gli scavi minerari nel continente per cinquant’anni.

Tutti noi viviamo su questo Pianeta ma non decidiamo nulla a riguardo, non lo conosciamo affatto, sì adesso, con internet e i social, sappiamo qualcosa in più, ma siamo spettatori inermi con tante opinioni e poche idee. Nonostante vengano decise molte cose ignobili, non etiche, irrispettose, dannose, letali, stupide ecc..quanti di noi hanno il coraggio di alzarsi in piedi ed opporsi?

Certe volte pare che non ci rendiamo conto di abitare un pianeta, che siamo su una sfera che galleggia nello spazio e che rotea, una sfera che distruggiamo in nome del Dio Denaro o per l’Illusione di Potere. Una piccolissima insignificante sfera verde e azzurra che ci fornisce aria acqua cibo e bellezza e che noi deturpiamo in ogni fottuto modo.

Cachiamo nella nostra stessa casa. É forse volgare da dire ma è proprio quello che facciamo.

La Rainbow Warrior (la prima barca dell’organizzazione) e il suo equipaggio, al contrario di noi, ha combattuto per il nostro mondo in difesa di chi non ha una voce. Lotte contro gli arpioni giganti utilizzati per la caccia alle balene, lotte per opporsi all’uccisione fuori controllo delle foche, grandi battaglie contro l’inabissamento di materiale radioattivo nell’oceano, per non parlare del supporto medico donato ai bambini vittime di Chernobyl.

“…non mi piace che si limiti la mia libertà personale, non mi piace che nessuno mi dica cosa posso o non posso fare….”

McTaggart fu uno dei più bravi imprenditori e leader al mondo, non è facile gestire così tante sedi in territori così differenti tra loro eppure, fino all’ultimo, lui è  stato in prima linea, trattando con i capi di stato, imbarcandosi in lunghe tratte sfidando onde alte più di dodici metri e prendendo parte alle decisioni più importanti delle sedi disseminate sul Globo.

Chiamatelo folle, chiamatelo arrogante o rivoltoso ma, le parole pronunciate al suo funerale acquistano un senso dopo la lettura di questa biografia: chi altro può dire di aver visto un problema e aver fatto qualcosa per risolverlo? Quanti di noi si sono messi in gioco sfidando chiunque per proteggere la vita di animali o del nostro ecosistema? Forse la giovane Julia “Butterfly” Hill può dirlo, oppure Erin Brockovich Ellis, ma non sono molti di più. Sì è vero ci sono scienziati, biologi, botanici in tutto il mondo che denunciano i seri problemi ambientali, ci sono vip del calibro di Leonardo di Caprio che realizzano documentari volti a dare una minima informazione a quante più persone possibili ma….chi di voi rischierebbe veramente la vita per una giusta causa? Per un cucciolo di foca sfidereste i ghiacci in mare aperto? Per un rinoceronte in via di estinzione o la foresta amazzonica vi privereste del sonno e del cibo?

Cos’è questo libro? É la storia travolgente di un uomo che ha vissuto sino all’ultimo dei suoi giorni coltivando amicizie sincere e durature, costruendo una realtà parallela che si oppone a decisioni economiche e politiche che deturpano il Pianeta.

É la storia di un uomo che, da solo, è riuscito a far sentire la sua voce anche quando era l’unica fuori dal coro.

 

 

 

 

 

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