Autore: Mario Cazzato
Un guida così insolita non l’avevo mai letta. Non offre percorsi turistici, né punti panoramici, tantomeno consigli su dove fare shopping e cosa mangiare, è invece una ricca collezione di credenze, superstizione, leggende, modi di dire e descrizioni storiche legate ai più importanti monumenti, vie, piazze e luoghi di culto della bella Firenze del Sud.
Tra i primi capitoli scopro che Lecce, conosciuta anche con l’ appellativo poc’anzi citato, in origine si chiamava Sybaris cioè ‘città del sole’ perché posta sotto il segno del Sole in Leone. Ma questo non è niente.
Più scorro le pagine più vengono a galla i segreti che questa città nasconde, la sua storia, i personaggi che l’hanno abitata e… alcune delle notizie più strane, macabre, grottesche e assurde che abbia mai sentito.
Ricordo che nel 2011 Checco Zalone cantava “Lu pula cusutu nculu” facendo la parodia ai Negramaro. Un testo esilarante che descrive le vicissitudini del povero pollo al quale viene ficcato un peperoncino su per il …
Ma non avrei mai pensato che, proprio quella parte del pollo, fosse oggetto di uno dei rimedi più irragionevole mai sentiti. Ce lo descrive proprio Cazzato che, nel paragrafo dedicato ai rimedi per la peste ci racconta: il ‘fondamento’ (la parola culo è nel vocabolario della lingua italiana mercò suppongo si possa usare) del gallo veniva strofinato sul bubbone dell’appestato fino a che gli umori pestiferi non si fossero trasferiti all’animale. Se il gallo moriva significava che il malato era fuori pericolo.
Un po’ raccapricciante vero?
Tra le altre informazioni bizzarre di questa città ce ne sono alcune davvero (davvero!) spassose.
Prima tra tutte c’è la frase:
Sant’Antoni benedittu, nù me curcu se nu te la mintu.
Si riferisce alla barra dietro la porta, che sicuramente fa dormire sogni tranquilli ma, sembra più una filastrocca equivoca.
Poi scopro che molte delle statue in cartapesta che si trovavano all’interno delle chiese del centro storico, alla fine del 1800 vennero fatte sparire. La Chiesa, nella persona dell’Arcivescovo di Otranto, non voleva che i simboli sacri fossero costruiti e modellati con giornali considerati ‘maledetti e scomunicati’.
Di fronte alla Chiesa di S. Matteo un tempo si trovava la colonna infame (simile a quella che tutt’ora si può vedere a Bari in P.za Mercantile), la sommità però non era composta da una sfera in marmo bensì dalla testa di un nobile leccese che aveva cercato di consegnare la città ai turchi. Da qui il nome.
C’è da dire che tra venditori di pane, di tabacco, prostitute, simboli sacri ed usanze matrimoniali, non ci si annoia a leggere questo libro e, secondo me, chi abita in città potrebbe divertirsi a riscoprire i tanti luoghi protagonisti di tutte queste dissennate (ma vere) storie.










