Autore: Oriana Fallaci

“Ecco, comincia a piacermi come funziona questa città. Se uno ti disturba gli spari. E se non gli spari, gli fai sparare…”

Questo libro è come una foto a colori di Camilo Jose Vergara.

Gli anni Settanta americani non potevano essere raccontati in maniera più vera se non con la voce di un’italiana trasferitacisi da poco. Non avevo mai letto nulla di Oraina Fallaci e sono contenta di aver iniziato da questo suo testo fortemente autobiografico, ironico e fresco. Un diario di viaggio in pieno stile, il suo trasferimento in America, le nuove scoperte, le amicizie importanti tra attori di cinema, astronauti, cantanti e miliardari. Corteggiata da stampa e televisione e frequentatrice dei più prestigiosi salotti newyorkesi, ma anche donna, sola, talvolta impaurita e impacciata.

“…negli Stati Uniti avviene un assassinio all’ora, una violenza sessuale ogni ventisei minuti, una rapina a mano armata ogni cinque minuti e mezzo, un furto di automobile ogni minuto, nel 1964 sono stati compiuti duemilioniseicentomila delitti gravi di cui oltre seicentomila a New York…”

Nel 1965 Oriana atterra all’aeroporto John F. Kennedy di N.Y.. Il suo soggiorno nella Grande Mela è solo uno degli aspetti interessanti di questo resoconto di viaggio, ella infatti si spingerà a scoprire altre realtà urbane e sociali tra le quali: Houston, Los Angeles, il sentiero Navajo. Il suo racconto è spigliato e pungente e le sue confessioni sempre sincere. Le accade di tutto: dopo pochi giorni acquista per posta una pistola, per difesa personale; viene stalkerizzata da uno sconosciuto; viene sfrattata dal suo appartamento in subaffitto, si ammala e la domestica le salva la vita, siede a cena con le mogli degli astronauti che stanno per partire per lo spazio, partecipa al programma televisivo Tonight Show; descrive la città ed i suoi abitanti meglio di qualunque altro perché usa quel tono tra lo stupore ed il sarcasmo e rende così ogni pagina accattivante.

L’autrice affronta molti aspetti interessanti della società americana che appare così lontana (non solo geograficamente) da quella europea, da esserne lei stessa affascinata e spaventata nel contempo. La mancanza di cultura, la frenesia dell’apparire, la sfrontataggine dei teenagers, l’uso di armi per risolvere qualsiasi diverbio, le grandi distanze, i surgelati del supermercato ed il continuo cambiamento.

“…Affezionarsi ad un luogo, una persona, una casa, è imbecille: sicché vien sempre il giorno in cui si fa le valige e si trasloca in un’altra strada, un altro quartiere, un’altra isola, in cerca di altri amori, altri amici.”

Tutta l’energia di un Paese giovane come quello americano viene fuori dalla penna di Oriana, il suo scrivere senza giri di parole e senza timore alcuno, rende questo diario un vero e proprio testo socioculturale nel quale le notizie, i fatti, i personaggi e i sentimenti si mischiano egregiamente mostrandoci il vero volto dell’America degli anni Settanta.

Ho trovato il libro estremamente divertente, sarcastico, intelligente, con moltissime curiosità sulla cultura a stelle e strisce. L’ultima parte poi è davvero spassoso: un breve dizionario per viaggiatori ed avventori di albergo, nel quale la Fallaci ci elenca bizzarrie d’oltreoceano davvero esilaranti.

 

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