Autore: Judith Schalansky
Un libricino anzi, pardon, un atlantino veramente speciale. Non gli avrei dato un soldo bucato e invece si è rivelata una lettura interessante e sfiziosa.
La scrittrice si mette alla ricerca di quante più notizie possibili inerenti le isole remote che costellano gli oceani. Ma cos’è un’isola remota? É un luogo particolare che, a seconda di esperienze e punti di vista, rendono il piccolo pezzo di terra riemersa un idilliaco paradiso o uno straziante inferno.
L’ambizione più alta di ogni uomo, checché se ne dica, è poter lasciare le proprie tracce. Nei secoli ben pochi impavidi avventurieri si sono spinti verso l’ignoto alla ricerca di una terra inesplorata alla quale poter dare il proprio nome sulle mappe, e ancor meno sono quelli che sono riusciti nell’intento. Il libro racconta di loro e delle vicissitudini occorse in questi luoghi così straordinariamente lontani dagli occhi della civiltà.
Alcune delle isole qui descritte hanno ancora oggi degli abitanti (molto pochi, in alcuni casi qualche decina), altre ospitano degli abitatori (cioè persone che a turno ci soggiornano per brevi periodi) e le restanti sono disabitate.
Ci sono quelle con nomi simpatici come ad esempio: l’Isola Solitudine o l’Isola Brava o l’Isola Robinson Crusoe; poi ci sono luoghi dalle dimensioni particolari che vorresti tanto poter visitare ed infine ci sono quelle teatro di storie così assurde che stenti a crederci.
Ad esempio l’Isola Floreana sulla quale si trasferirono negli anni Venti un’insegnante e un dentista tedeschi. I due vissero come Adamo ed Eva e divennero così famosi all’epoca che, negli anni seguenti al loro insediamento, molti visitatori incuriositi dalla vicenda, attraversavano l’Oceano per andarli a trovare. Negli anni Trenta un’austriaca molto facoltosa decise di fermarsi anch’essa sull’isola insieme a due baldi giovani (i suoi amanti/tuttofare), mucche, asini, polli e quintali di cemento. La convivenza per un po’ probabilmente sarà stata anche divertente ma nel 1934 i giornali riportano la notizia del ritorno in patria dell’insegnante berlinese. Fu l’unica a tornare lasciandosi alle spalle l’isola, i ricordi di un paradiso incontaminato e i cadaveri degli altri isolani misteriosamente deceduti.
Sull’Isola Pingelap a seguito di una mutazione genetica conseguenza di un devastante uragano, il dieci percento della popolazione (250 abitanti) vede il mondo in bianco e nero.
Sopra Fangataufa, una delle più splendide isole circolari le cui sottili coste permettevano il prolificarsi di incredibili varietà coralline e ittiche, nella giornata del 24 agosto 1968 fu gettata una bomba atomica. Roba che prenderesti a calci nelle palle tutti i responsabili.
Avrete capito che il libro si legge praticamente da solo, pagina dopo pagina si scoprono incredibili notizie su tutte quelle piccole zone del mondo così tanto difficili da raggiungere.








