Autore: John Muir
John ha un viso simpatico e un temperamento forte e gentile. Botanico, naturalista e fondatore del Sierra Club, la più importante organizzazione per la salvaguardia e la conservazione della Natura negli USA, è un personaggio molto conosciuto tra coloro che amano passeggiare contemplando le creature di Madre Terra.
Non amo i diari di viaggio, risulta per me quindi molto noiosa la lettura dei suoi appunti che descrivono le giornate impiegate in questo lungo viaggio a piedi attraverso i confini dei vari stati americani sino al Messico. Per dare un senso alla lettura di questo libro cerco su internet le varie specie di piante e fiori che raccoglie lungo il suo percorso.
Siamo nel 1867 e precisamente il primo settembre, egli parte da Indianapolis con uno zaino all’interno del quale si trova un asciugamano, un pettine e una pressa utilizzata per conservare foglie e fiori che incontra lungo il cammino. Il fatto di essere un botanico solitario che girovaga tra boschi, paludi e campi coltivati, gli permetterà di essere ospitato per la notte nonostante la povertà diffusa e di avere un po’ di cibo. Sarebbe interessante sapere di più delle persone che incontra lungo la strada, su coloro che gli permettono di riposare nelle proprie abitazioni tuttavia, si sofferma molto poco sulla loro descrizione e indole perché non è nell’essere umano che ripone il suo interesse.
É un libro per gli amanti dei diari, dei viaggi lenti e sopratutto della botanica. La cosa che mi è piaciuta è il suo carattere, la gentilezza che dimostra verso tutti quelli che incontra, il suo coraggio e la sua caparbietà. La spiccata sensibilità verso animali e piante e il profondo rispetto per ogni tipo di creatura. Questo lato di lui rende alcuni passaggi del libro, molto istruttivi dal punto di vista morale. Diciamo che…ho proseguito la lettura per assomigliargli un po’: chiunque lo incontrasse, in ogni Stato attraversato, consigliava di non proseguire perchè era troppo pericoloso, per i più disparati motivi. Lui invece, è sempre andato avanti, mettendo un passo dietro l’altro e sorridendo stupore ad ogni filo d’erba o petalo o foglia che non aveva mai incontrato prima di allora. Per questo, anche se un po’ a fatica, ho voluto tener duro e restare con lui fino alla fine del viaggio.
“…É l’umanità che ha bisogno di bruciare perché è in gran parte malvagia; e se la fornace infernale può essere usata per purificarci fino a renderci più in conformità con il resto della creazione terrestre, allora la dannazione del bizzarro genere Homo sarebbe una conclusione per cui pregare. …”








