Autore: Charles Dickens

“…l’immaginazione non era deperita come la rozza carne sulle ossa. La musica e la narrazione, due grandi doni che la Provvidenza ha riservato all’umanità, erano ancora in grado di affascinarci nonostante la fame….”

Le parole, in tutta la loro semplicità, risuonano dirompenti vibrando in petto come musica a tutto volume che fa smuovere le casse. Un racconto breve poetico, delicato, così sublime che la lacrima non fatica a far capolino.

La storia di un naufragio, di personaggi gentili e di uomini valorosi. Il comandante della nave è un uomo così carismatico che non si può fare a meno di volergli bene. Le difficoltà del freddo e del buio più nero, l’arte della gentilezza e della condivisione. Poteva essere un racconto terrorizzante ed invece Dickens riesce a trasformare ogni turbamento in un momento di riflessione profonda.

Ventisette giorni dispersi in mezzo all’Oceano in poco più di sessanta pagine, sembrano poche, ma sono più che sufficienti a tenerti incollato alla storia sino all’ultimo punto.

 

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