Non so se da voi accade, ma qui nella mia zona, gli agenti immobiliari danno più fastidio delle cavallette in tempo di carestia. Suonano al citofono quotidianamente almeno quattro o cinque volte al giorno. Certo, mentre sono fuori non li sento perciò nessun problema ma poi, torni a casa ed incontri i vicini che se ne lamentano tenendoti nella tromba delle scale per tre quarti d’ora e ti tocca pure svuotare la cassetta delle lettere straripante di volantini e biglietti da visita che, una volta accartocciati con una certa rabbia, vengono ficcati dritti nella pattumiera.

A dire il vero, sembrano un po’ uccelli del malaugurio: dlin dlon… “Sa per caso se ci sono case in vendita nel palazzo? Conosce qualche anziano? Qualcuno che sta male? So che è morto di recente una persona in questa via, saprebbe dirmi a che civico? Sa per caso se ci sono persone che vogliono vendere nel quartiere o in zona? Anche un garage andrebbe bene.”

Me li immagino vagare sotto il sole tra i palazzi in cemento e le casette dei comuni limitrofi. Mi sembra di vederli, mentre rompono le palle agli abitanti delle varie frazioni come un inviato di ‘chi l’ha visto’ alla centesima puntata. Ormai anche i testimoni di Geova ci hanno rinunciato e invece loro imperterriti continuano a suonare i campanelli che nemmeno al concerto di Capodanno di Vienna.  Che poi dico… cari amici assillanti, diciamocelo…se avessi tutte queste informazioni mi metterei io a vendere case al posto vostro! O no?!

 

Ma torniamo a noi.

Questa stupenda dimora apparteneva alla famiglia della moglie di William Shakespeare. Il baldo giovane, appena diciottenne, mise incinta Anne, che di anni ne aveva 26 e quando la notizia trapelò, dovette subito rimediare all’accaduto chiedendola in sposa.

Poco distante dal centro di Stratford Upon Avon, completamente immerso nel verde, questo stupendo cottage risale alla metà del 1400 e, nonostante sia centenario, ha mantenuto uno squisito fascino romantico.

Attraverso il giardino a piccoli passi e mi insinuo lungo lo stretto sentiero dell’orto, c’è un gran silenzio, le nuvole soffiano minacciose e cariche d’acqua, adombrano il sole che riesce maldestro a fare capolino ogni tanto. Il verde delle piante è così carico di vita che sembra poter parlare, i fili d’erba oscillano nei campi vicini ed i fiori rilasciano il loro profumo delicato. Ho la fortuna di visitarla quasi in solitudine, ci sono un paio di coppie che a passi leggeri ammirano stupiti le travi in legno che ancora resistono e il soffitto di canne perfettamente strette l’una all’altra.

L’interno della casa è grazioso e spartano, essenziale direi. Colpisce la divisione degli spazi che ovviamente predilige la cucina come luogo di riunione familiare, è qui che si passa più tempo sia per preparare le pietanze, sia per godere del caldo fuoco del camino.

Questa è la vita che ha un senso per me, quella fatta di frutta e verdura colte appena fuori dalla porta di casa, di legna da tagliare e intagliare, di attenzione e cura verso animali, persone ed oggetti, di passeggiate nel verde e momenti passati seduta su una panchina a contemplare il movimento del cielo.

Di gran lunga una delle case antiche più affascinanti mai visitate. Certo, deve piacere il genere bucolico, magari qualcuno preferisce le case ridondanti di orpelli e finestre dorate ma, qui lo dico e qui lo nego, se domani vincessi alla lotteria, ingaggerei uno di quegli impertinenti agenti immobiliari per scovare una proprietà come questa dove godermi la vita.

 

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