“Ma da che parte sarà il quartiere a luci rosse?”

E pensare che nelle nostre città basta andare sui viali dopo l’ora di cena e di donne che vendono la loro compagnia ce ne sono in quantità ma, probabilmente, è l’idea dello stare in vetrina che attira i turisti.

“Guarda ci sono dei neon rossi laggiù. Mi sa che siamo arrivati”

Dei loschi individui con la postura da fenicottero (per via del piede appoggiato al muro del palazzo d’angolo) ci seguono con lo sguardo lungo tutta la stretta via. Passiamo così velocemente che dentro quelle minuscole stanze avrebbe potuto esserci Caitlyn Jenner intenta a depilarsi le gambe o Winnie the Pooh con una zampa nel barattolo del miele e io, non mi sarei accorta di nulla. La strada attigua la percorro in maniera più scanzonata con la stessa andatura sicura che doveva avere Cappuccetto rosso in mezzo al bosco.

Eccole lì, tutte diverse eppure tutte uguali, sedute su uno sgabello sembrano in attesa del tram, immobili imperturbabili e imperscrutabili (si fa per dire), in bella mostra come un panettone alla vigilia di natale. Non fanno alcun caso a noi che passiamo.

Dopo quel breve défilé sarei voluta ritornare sui miei passi per guardare meglio quegli sgabuzzini con i letti in muratura e le mattonelle alle pareti, non ho fatto caso alla cassa, ne avranno una? Come funziona?  Rilasciano lo scontrino al cliente o una semplice fattura staccata da un blocchetto come dall’estetista? Avranno il POS?

Amsterdam è incredibilmente bella d’inverno, le barche scivolano lente tra i canali, le bici riposano nelle rastrelliere e la luce del timido sole s’intromette tra le vite della gente passando dalle finestre prive di persiane e tende. Sbircio all’interno delle case con molta più spavalderia adesso. Ho la netta sensazione che l’ordine ed il buon gusto siano materie che insegnano a scuola perché gli interni delle abitazioni sono così incantevoli che potrebbero figurare su riviste patinate. Gli alberi spogli permettono ai colori dei palazzi di riflettersi nell’acqua e si ha l’impressione di passeggiare in un dipinto, i piccoli ponti s’intervallano a distanze sempre più ravvicinate e le linee dei palazzi non sono molto dritte, tant’è che paiono spalleggiarsi l’un l’altro come vecchi amici.

Un lampadario di cristallo ondeggia con le sue gocce pendenti facendo tremare i riflessi sulla vicina acqua. É così strano vedere un’illuminazione tanto elegante e dalle grandi dimensioni su una casa galleggiante e, nonostante io mi faccio delle remore persino ad attaccare l’arbre magic allo specchietto retrovisore, devo ammettere di non aver mai visto luogo più adatto ad un’oggetto simile.  Il fascino di Amsterdam è proprio così, come questo lampadario su questa house boat: particolare ed originale, avanguardista e romantico e, perché no, come direbbe Pupo, dolce e un po’ salato…

…no via ho esagerato, in questo caso è solo dolce…una montagna di dolce! Roba che insieme allo scontrino ti danno un buono omaggio per le analisi di glicemia e colesterolo. Io capisco che se ad un certo punto, passando da un coffe shop e l’altro ti prende fame, mangeresti anche le pietre dei ponti ma qui ci vuole del coraggio, più di quello che dovrebbe avere un dentista di alligatori, se questa professione esistesse. Biscotti su creme su ciambelle fritte su biscotti su cioccolata su cialde che poggiano su altra cioccolata sopra altre ciambelle fritte. Dopo il primo morso il fegato chiama Battiato per chiedergli di poter essere messo su quel cacchio di ponte a sventolar bandiera bianca.

Nel cuore della città ci sono decine di negozi di souvenir dalle luci accecanti, la musica risuona dalle casse dei bar e i ristoranti regalano il profumo delle loro pietanze alla strada. Pare sia tutto autorizzato quassù ma la cosa che richiama la mia attenzione  non sono le concessioni al proibito ma l’innato senso civico.

Ho visto gli alunni di una scuola fare educazione fisica all’aperto pattinando sul ghiaccio nella pista posizionata in una delle piazze del centro; ne ho visti altri su una barca che, con retini alla mano, raccoglievano la poca sporcizia caduta nel fiume. Ho visto la calma delle persone che attendevano il loro caffè al tavolino, continuavano a conversare con gli amici senza guardarsi intorno con quell’ insofferenza tipica di chi ha fretta di essere servito. L’ordine genera calma. La calma genera educazione. Probabilmente per vivere con meno stress come fanno loro dovremmo solo imparare a mettere un po’ a posto.

 

 

 

 

You May Also Like

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *