“Hey ciao! Complimenti per il vostro nuovo video! Vorrei chiedervi… dove lo avete girato?”

Non c’è nulla di male ad ammettere la propria ignoranza. Se non fosse stato per il video della canzone “The Bump” dei Bye Bye Japan e la loro gentile risposta, probabilmente non avrei mai saputo dell’esistenza di questo luogo. Alla faccia delle ore passate incollate allo schermo della tv in compagnia di Angela Senior e Junior, tra un faraone, una pennellata di Raffaello e un australopiteco peloso, devo aver fatto distrattamente cadere per strada delle curiose informazioni come Pollicino con le sue molliche.

“Ciao Daniela, quello che vedi nel video è il Cretto di Burri.”

Parcheggio davanti con la stessa spocchia di uno che lascia l’auto in terza fila davanti al tabaccaio per andare a comprar le sigarette. Scendo e, in barba alla gravità, cerco di issarmi sul primo blocco.  Mi rendo subito conto di non essere abbastanza atletica, già, bella scoperta. Tento lo stesso con convinzione, puntello bene i piedi e faccio leva sulle mani. Tanto è lo sforzo che, alla fine, riesco a graffiarmi la punta delle scarpe, tutte e dieci i polpastrelli, entrambe i gomiti e il mento. Mi tocco la bocca per sincerarmi che i denti siano ancora tutti al loro posto. ‘Bene non manca nessuno all’appello’ mi compiaccio da sola battendomi la mano sulla spalla.

Avendo fallito miseramente il primo tentativo, imbocco la via alla mia destra e mi addentro in questa ragnatela di strette strade cercando un punto un po’ più agevole che mi consenta la scalata, basterebbe trovare una sporgenza a vertebra di molfetta o un pertugio a forma di zoccolo di gnu.

Macché, niente da fare. Cerca che ti ricerca sono quasi arrivata al centro dell’opera e da qui il panorama toglie più fiato di quello già speso a camminar su questa pendente salita.

Il Cretto sorge sulla vecchia città di Gibellina che venne completamente rasa al suolo dal violento terremoto del Belice del 1968. Morirono più di trecento persone e nulla rimase di quel centro abitato, nulla, nemmeno le strade. A distanza di vent’anni il sindaco in carica decise di indire un concorso per la realizzazione di un’opera d’arte che potesse ricordare la piccola città scomparsa e le sue vittime. Tra tutti gli artisti che presentarono le loro idee primeggiò quella di Alberto Burri. Fu così che, dal 1984 al 1989, venne costruito questo enorme cretto in cemento sull’esatta posizione dei palazzi, delle vie e delle case che un tempo occupavano questo spazio.

Con i suoi 300 metri per 400, il Cretto di Burri è una delle opere contemporanee più estese del mondo. Per la sua costruzione venne anche impiegato l’Esercito Italiano che collaborò fisicamente alla realizzazione dell’intero progetto.

Certe volte bastano un paio d’informazioni in più per cambiare il punto di vista. Mi ero già fatta i calcoli su quanto mi sarebbe costato imbarcare sul volo low cost una scala a cinque gradini e poi ho pensato che mi sarebbe costato meno resuscitare il buon Jesse W. Reno.

Continuo il mio peregrinare spensierato accarezzando questo freddo cemento perdendomi distratta tra queste curve.

Poi, mi fermo, mi guardo intorno e… nonostante sia ancora forte il desiderio di passeggiare sopra questi enormi ruvidi blocchi, immersa in questo animato silenzio, così alta da poter sfiorare le nuvole che nuotano basse nel profondo blu del cielo e, così sola da percepire il vero senso di libertà… mi rendo conto di quanto sia dannatamente bello stare in piedi su questa immobile terra.

 

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