Celleno è un po’ come Casper: piccolo, pieno di fascino e…fantasma.

Proprio così, questo minuto borgo arroccato su uno sperone di arenaria, ti accoglie con uno dei cartelli più particolari che abbia mai trovato.

No non è questo.

Accidenti No! Non è nemmeno questo, scusate.

Ecco. Adesso ci siamo.

A pochi chilometri dalla più famosa città che muore (Bagnoregio), Celleno si è portata un tantino avanti.  Sorprendentemente simile, anch’essa è arroccata in cima ad un piccolo promontorio quasi completamente franato; tutt’intorno una corona frastagliata di rovine. Sono i resti delle facciate delle case crollate con le loro finestre in pietra che continuano ad offrire uno splendido affaccio sulle colline.  La piazza centrale, raccolta ed elegantemente silenziosa, ha un sapore nostalgico e pare rimpianga l’allegro chiasso dei tempi passati.

Nel 1962 Celleno venne minata per scongiurare altri crolli, è stata quindi messa in sicurezza e sono stati portati a termini dei lavori di recupero e ristrutturazione della chiesa, delle cantine, delle stalle e degli stretti palazzi ancora rimasti in piedi.

Due cose mi hanno colpito di questo luogo e sono entrambe cose che non ho visto. Assurdo sì lo so.

Sono in realtà piccole curiosità raccontatemi dal gentile curatore del museo di radio antiche che ha sede nella piazza centrale. La prima riguarda il motivo per il quale pare sia difficile che luoghi come questo riescano a restare in piedi: la causa non è  solo attribuibile alla friabilità del terreno e alla vecchiaia delle dimore che sono state abbandonate nel tempo ma, anche, ai butti.

Il butto è un buco piuttosto profondo all’interno del quale venivano gettati i rifiuti, una sorta di discarica del Medioevo. Una volta riempiti, i butti venivano tappati e ne venivano scavati degli altri. Perciò tirando le somme, oltre alle cantine e alle stalle  create sotto i palazzi e al terreno poco promettente, la piccola cittadina era un vero e proprio colabrodo e questo sicuramente non ha reso facile la conservazione dei luoghi.

Celleno è anche il borgo in cui è stato ritrovato un antico ghiraio. Pare sia uno dei reperti di ceramica etrusca tra i più rari.  (non l’ho visto, e non so dove sia esposto) Il ghiraio altro non è che un vaso, di grandi dimensioni con dei piccoli fori laterali, all’interno del quale venivano allevati i ghiri.

Per un attimo non riuscivo a ricordare che aspetto avesse un ghiro, ho cercato su google una foto.

É un animaletto così simpatico, con una coda lunga, piccole orecchie e con una pelliccia che sembra ultra soffice, che ho provato subito profonda tenerezza e mi è dispiaciuto sapere fosse una delle pietanze della cucina degli antichi cellenesi.

Poi…mi sono ricordata di Andrew Zimmern e del suo programma tv e, in un solo secondo, il piedistallo sul quale ero salita elevandomi a giudice supremo della correttezza alimentare, si è sgretolato sotto i miei piedi.

Il mondo va così.

Ci si affeziona e ci si disinnamora nel giro di pochi istanti. Una cosa ci piace e poi non ci piace più. É sempre la solita storia: essere e scomparire. L’importanza e l’oblio. Certe volte vai avanti, delle altre indietreggi.

Poi ci sono quei momenti in cui stai fermo. Soltanto fermo, nulla di più.

Come fa Celleno.

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